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Interviste ed Editoriali - 12/06/2020

Fausto Bianchi, Unindustria “Senza aiuti veri in arrivo ondata di licenziamenti”

Da Repubblica Cronaca di Roma dì Daniele Autieri

"Sarà il mese della verità». Una verità che è lo spartiacque tra sopravvivere e fallire, e lungo questo spartiacque saranno moltissime le aziende costrette a chiudere. La paura è in realtà un rischio reale secondo Fausto Bianchi, chiamato a guidare la Piccola Industria di Unindustria nel bel mezzo della tempesta. «Sono stato eletto presidente il 6 maggio scorso racconta - nel corso della prima assemblea interamente digitale della nostra associazione, e naturalmente nel pieno della crisi». Quando usciremo da quella crisi? «La risposta non è quando, ma se.Durante il periodo di lockdown circa il 40% delle piccole e medie industrie laziali ha chiuso. Il 68% del totale ha fatto ricorso alla cassa integrazione, il 79% delle aziende oggi dichiara un rallentamento grave della domanda del mercato e oltre il 50%ammette di avere problemi di liquidità.” Qual è il rischio all'orizzonte? «Un'ondata di licenziamenti non appena il governo abolirà il divieto imposto finora». Quali sono i settori più a rischio? «Audiovisivo, intrattenimento e cultura sono e saranno a fatturato zero. E così molti altri comparti industriali che pagano la contrazione del le esportazioni». La crisi delle imprese è anche una crisi del lavoro. La piccola industria nel Lazio occupa oggi 1,2 milioni di persone, tre volte tanto rispetto ai 420mila dipendenti pubblici. Come è possibile che tra tutti gli interventi previsti nessuno sia utile per le piccole industrie? «La verità è che gli interventi non bastano. Pensiamo ai 10 mila euro di prestito a tasso zero stanziati dalla Regione Lazio. Si tratta di una cifra inadeguata per imprese con 50-100 addetti che arrivano a fatturare anche 50 milioni di euro. La piccola industria ha bisogno di ben altro per sopravvivere». Non le sembra un po' severo come giudizio? «La realtà ci dice che non lo è. E come la misura regionale, è ugualmente insufficiente il sostegno alla liquidità promesso dal governo attraverso il credito bancario, che però è sottoposto alle misure selettive degli istituti di credito». Cosa chiederebbe alla Regione? «Ad esempio di avviare una trattativa serrata con il ministero delle Finanze e la Cassa Depositi e Prestiti per posticipare di due anni il pagamento degli interessi sul debito sanitario, interessi che vengono coperti in larga parte con l’irap delle imprese». Ritiene che questa sia l'ultima occasione per evitare la catastrofe? «Temo di sì. In questi tre mesi la domanda di beni e servizi è crollata dell'80%. È impossibile tenere in piedi un'impresa con numeri del genere».


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