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Articolo - 11/11/2022

Qualità dell'aria, il piano del Lazio mette in allarme le imprese

Ambiente: per l'industria sono previsti i limiti alle emissioni più restrittivi d'Italia. I divieti potrebbero coinvolgere anche gli impianti domestici. Turriziani: «Finalmente un piano per il Lazio, ma art. 7 e 14 sembrano frutto di una svista»

 



Da "Il Sole 24 Ore"

11 novembre 2022

Bloccare le fabbriche e paralizzare gli investimenti produttivi non raggiunge l'obiettivo, però appaga il consenso facile. Accade alla lotta contro l'inquinamento dell'aria del Lazio. Ecco la sequenza illogica.

La Regione Lazio ha esaminato lo stato della qualità dell'aria e ciò che la contamina. Ha visto che bisogna frenare soprattutto le polveri fini, le polveri finissime Pm 2,5 e gli ossidi di azoto NOx. Ha confermato che le fonti primarie che emettono questi inquinanti sono gli impianti di riscaldamento delle abitazioni; la combustione di legna, pellet e potature agricole; il traffico sulle strade. Soluzione: ha emanato il Piano regionale di risanamento della qualità dell'aria in cui, nelle zone con l'aria peggiore, ha vietato di costruire centrali elettriche a biomassa, cioè quelle che evitano la combustione di scarti agricoli in pieno campo (articolo 14 comma 2). Oppure i nuovi stabilimenti industriali devono adeguarsi alle tecnologie decise dai funzionari regionali (articolo 7, comma 3).

 

Il Piano regionale di risanamento della qualità dell'aria

Un passo del piano regionale va riportato tra virgolette perché - attenzione geometri, idraulici e istallatori - è scritto in modo tale che nelle zone con l'aria meno pura, se preso alla lettera da un funzionario comunale dall'animo vendicativo, può essere usato per sanzionare qualsiasi impianto di combustione, anche lo scaldabagno a gas dell'appartamento o la caldaia a gasolio. L'articolo 14, senza specificare dimensioni o tipologia, se impianto civile, residenziale o industriale, afferma che «è vietata l'istallazione di nuovi impianti che abbiano punti di emissione in atmosfera» (omissis) «se non è previsto nel progetto che vengano messe in atto le migliori tecnologie disponibili per l'abbattimento delle emissioni in atmosferae misure compensative», e tra le misure compensative il piano suggerisce alcuni esempi di fantasia come la cessionea terzi del calore o la realizzazione di generiche aree verdi.

 

Le Imprese sono perplesse

Le imprese sono perplesse. Giovanni Turriziani, imprenditore del settore energia e vicepresidente Unindustria per la Green economy, osserva: 

 

«Finalmente anche la nostra Regione si dota di un piano contro l'inquinamento, un piano che in nove parti su dieci è allineato agli altri piani regionali. Però ci sono quegli articoli 7 e 14 che sembrano frutto di una svista».

 

Il timore del mondo delle imprese è che l'aggiornamento del piano di risanamento della qualità dell'aria possa far fuggire dal Lazio qualsiasi progetto industriale, ma possa perfino frenare ogni investimento per aggiornare le tecnologie degli impianti. Una severità, quella del Lazio, che secondo le aziende non ha pari in Italia, nemmeno in quelle regioni dall'aria pestilenziale i cui i piani stanno risanando di anno in anno la qualità dell'aria, come il miglioramento che rilevano le aree padane.

Un esempio. Se un'azienda si volesse insediare, oppure se volesse ampliare la sede costruendo dei camini di emissione dei fumi, è obbligata a mettere in atto misure compensative. Tre numeri per incorniciare meglio l'argomento. Questi i punti peggiori fiutati mercoledì 9 novembre dalle centraline dell'Arpa Lazio. L'aria peggiore non era nella coda per l'ingorgo sul Gra, non lungo la via consolare intasata. Pm 10: l'aria peggiore è Frosinone Scalo, 164 microgrammi per metro cubo d'aria. Pm 2,5: Ceccano, 73 microgrammi. Ossidi di azoto: mercoledì l'aria peggiore del Lazio si respirava a Cassino, 38 microgrammi in ogni metro cubo d'aria. Due dettagli. Con ogni probabilità le associazioni imprenditoriali (a cominciare da Unindustria, cui potrebbero aggregarsi altri comparti) potrebbero ricorrere contro il piano. Secondo dettaglio: il piano del Lazio mette in sostanza un veto insormontabile allo strumento più efficace tra tutti per combattere l'inquinamento dell'aria, cioè il teleriscaldamento.

 

Il livello di inquinamento nelle diverse zone del Lazio

 

In allegato è disponibile l'articolo a cura di Jacopo Giliberto per "Il Sole 24 Ore"

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