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News - 02/04/2015

Accordo per il Credito 2015

Confindustria, ABI e le altre Associazioni imprenditoriali hanno firmato il nuovo Accordo per il Credito 2015 contenente misure volte a favorire l’accesso al credito da parte delle PMI.

L’Accordo dà continuità alle precedenti moratorie che, a partire dal 2009, hanno consentito di realizzare oltre 415mila operazioni e di sospendere rate pari a circa 24 miliardi di euro.

 

L’Accordo per il Credito 2015, che resterà in vigore fino al 31 dicembre 2017, prevede tre pacchetti di misure rivolte alle PMI “in bonis”, ossia che non abbiano posizioni debitorie classificate dalla banca come “sofferenze”, “inadempienze probabili” o esposizioni scadute e/o sconfinanti da oltre 90 giorni:

 

1. Imprese in Ripresa

2. Imprese in Sviluppo

3. Imprese e PA.

 

Imprese in Ripresa prevede la possibilità per tutte le PMI “in bonis” di:

i) sospendere la quota capitale delle rate di mutui e leasing, anche agevolati o perfezionati con cambiali;

ii) allungare il piano di ammortamento dei mutui e le scadenze del credito a breve termine e del credito agrario.

Possono accedere alla misura anche i finanziamenti che ne abbiano già beneficiato negli anni passati, con la sola esclusione di quelli per i quali la sospensione/allungamento sia stata richiesta nei 24 mesi precedenti.

 

Imprese in Sviluppo prevede la costituzione di un Plafond di 10 miliardi di euro per il finanziamento di progetti imprenditoriali di investimento e rafforzamento della struttura patrimoniale delle imprese. Gli investimenti in beni strumentali agevolabili ai sensi della “Nuova Sabatini” sono finanziabili tramite il Plafond.

La nuova misura si estende anche al finanziamento dell’incremento del capitale circolante necessario a rendere operativi investimenti realizzati o in corso, come anche della capacità operativa necessaria a far fronte a nuovi ordinativi.

Inoltre, possono essere oggetto di finanziamento anche gli investimenti avviati nei 6 mesi precedenti al momento di presentazione della domanda e quelli realizzati sia da imprese singole sia da imprese “in rete”. 

 

Imprese e PA prevede la costituzione di un Plafond da 10 miliardi di euro per lo smobilizzo dei crediti certificati vantati dalle imprese nei confronti della PA, attraverso:
i) sconto pro soluto, anche con garanzia dello Stato concessa ai sensi dell’articolo 37 del DL n.66/2014 (in questo caso, l’impresa può non essere “in bonis”);
ii) anticipazione del credito, con cessione dello stesso (realizzata anche nella forma dello sconto pro solvendo);
iii) anticipazione del credito senza cessione dello stesso.
 

Nelle more dell’implementazione delle procedure necessarie alla realizzazione delle misure previste, le banche potranno continuare ad applicare fino al 30 giugno 2015 le disposizioni previste dall’Accordo per il Credito 2013 e dai Plafond “Progetti Investimenti Italia” e “Crediti PA”.

 

In ogni caso, per ridurre i tempi di effettiva implementazione delle nuove misure, è previsto che l’adesione da parte delle banche già aderenti al precedente Accordo e ai precedenti Plafond Investimenti e Crediti PA si intenda automaticamente acquisita, salvo formale disdetta da comunicare tempestivamente all’ABI.

Resta fermo il tempo di 30 giorni dall’adesione per rendere operativo l’Accordo.

 

Oltre ai tre pacchetti di misure descritti, l’Accordo prevede l’impegno delle Parti a:  sottoscrivere un accordo con l’Agenzia delle Entrate in base al quale le imprese che hanno richiesto il rimborso di un credito di natura fiscale possano ottenerne l’anticipazione bancaria; costituire, entro fine giugno 2015, un forum di dialogo per la promozione di un maggiore utilizzo da parte delle banche delle informazioni di natura qualitativa, anche riferite agli attivi intangibili, per la valutazione del merito di credito delle imprese; costituire un tavolo di confronto sul rapporto banca-confidi, con l’obiettivo di promuoverne l’evoluzione anche su nuove linee di operatività e di ampliare le possibilità di accesso al credito, anche attraverso un migliore utilizzo del Fondo di Garanzia per le PMI; lavorare congiuntamente per modificare interventi regolamentari sovranazionali che non tengono nella dovuta considerazione il contesto operativo italiano, con il rischio di effetti negativi sul mercato del credito alle imprese.