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ACCIAIO
Secondo alcune stime i sussidi alle acciaierie cinesi hanno pesato per l’80% dei profitti nei primi sei mesi del 2014. Nel primo semestre 2013 il peso degli stessi era soltanto del 22% e del 47% su base annua. I margini di profitto nel settore sono scesi allo 0,3%. Il dato conferma le problematiche strutturali del settore acciaio in Cina e la necessità di ridurre l’eccessiva capacità produttiva, cresciuta da circa 200 milioni di tonnellate nel 2012 agli oltre 1 miliardo attuali a fronte di un consumo interno nel primo semestre 2014 di soli 376 milioni di tonnellate (+0,4% sul primo semestre 2013). I piani di riduzione della capacità proposti dal governo riguardano attualmente poco più del 3% del totale, quota insufficiente a bilanciare domanda e offerta.
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CINA
Il governo ha deciso di vietare l’importazione di carbone di bassa qualità, con il duplice obiettivo di sostenere il mercato domestico, in sofferenza a causa dei bassi prezzi del prodotto, e di affrontare il problema dell’inquinamento in maniera decisa. Il divieto entrerà in vigore dal 2015 e avrà l’impatto maggiore sulle importazioni di carbone dall’Australia, dall’Indonesia e dall’Africa meridionale. L’incremento dei prezzi che ne deriverà si ripercuoterà sulla produzione industriale, già in forte rallentamento ad agosto (+6,9% rispetto a agosto 2013 dal 9% di luglio) quando ha segnato il tasso di crescita più basso dal 2008.
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EMIRATI ARABI UNITI
L’interscambio commerciale con l’India, primo partner degli EAU, è diminuito del 21% nell’anno fiscale 2013-2014, passando da USD 75 a 60 miliardi. La forte contrazione è stata in larga parte determinata dal calo da USD 9 miliardi dell’export di oro dagli EAU, a causa della decisione di Nuova Delhi di aumentare i dazi sulle importazioni del metallo. Anche l’export indiano verso gli Emirati è diminuito del 16%. La contrazione ha consentito alla Cina di avvicendarsi all’India nella classifica dei maggiori partner commerciali del paese, con un interscambio complessivo di quasi USD 66 miliardi.
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IRLANDA
L'Irlanda rimborserà in anticipo il prestito del FMI ricevuto nell’ambito del piano di aiuti internazionale nel 2010 (in totale EUR 67,5 miliardi). Dublino era stato il primo paese dell'UE a richiedere l’aiuto della Troika, ma ha poi registrato la migliore performance. Il governo irlandese è intenzionato a rimborsare in anticipo i prestiti ottenuti dal FMI che presentano i tassi di interesse più elevati (5%) e di molto superiori a quelli attuali sui titoli irlandesi a 10 anni (sotto il 2%). In particolare l'Irlanda intende procedere a rimborsare EUR 18 miliardi sui 22,5 ottenuti, risparmiando EUR 400 milioni all’anno.
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KENYA
Il presidente Kenyatta ha ratificato una legge finanziaria che, tra le altre cose, reintroduce dopo 30 anni una tassa sui capital gains. L’aliquota è stata fissata al 5% e verrà applicata a partire dal primo gennaio 2015 alle vendite di immobili, azioni e altri asset. La reintroduzione è stata decisa al fine di allineare il regime fiscale a quello di altre economie africane come Nigeria, Sudafrica e Tanzania, sebbene applicando un’aliquota minore. La tassa consentirà di aumentare le entrate fiscali di circa USD 100 milioni annui e difficilmente spiazzerà gli investimenti esteri, anche se si potrebbe assistere a un’accelerazione della vendita di alcuni beni in prossimità dell’entrata in vigore.
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RUSSIA
Il governo russo ha annunciato la creazione di un fondo d’emergenza a supporto delle società colpite dalle sanzioni occidentali. Il fondo dovrebbe essere finanziato con circa EUR 2 miliardi in origine destinati al sistema pensionistico. Le sanzioni già adottate hanno iniziato a riflettersi sull’economia russa; secondo la Banca centrale la crescita del PIL non supererà lo 0,5% quest’anno, il livello più basso dal 2009. Il deflusso di capitali dovrebbe invece raggiungere USD 100 miliardi entro fine anno. Il deprezzamento del rublo – ai minimi storici sul dollaro – e la decisione di imporre contro-sanzioni sui beni occidentali ha causato un aumento dell’inflazione, stimata al 7,5%.
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SPAGNA
Il governo spagnolo ha approfittato del clima positivo sui mercati finanziari per collocare il suo primo titolo a 50 anni. Il bond, con cedola al 4% e scadenza 2064, è stato collocato presso investitori istituzionali per un ammontare complessivo di EUR 1 miliardo. Il ritorno di fiducia sul debito pubblico della Spagna, stimato al 98,3% del PIL per il 2014, è motivato dai dati economici che mostrano una ripresa della crescita per quest’anno (+1,5%), che si rafforzerà nel 2015 (+2%), e dall’adozione di riforme fiscali, bancarie e del mercato del lavoro. Tuttavia si attendono ancora interventi pubblici a favore della competitività, dell’innovazione e dell’occupazione.
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SUDAFRICA
Il governatore della Banca centrale Gill Marcus ha annunciato che non rinnoverà il proprio mandato, in scadenza il prossimo novembre. Non è ancora noto chi subentrerà alla carica. È possibile che il Presidente Zuma scelga il successore all’interno della Banca centrale stessa. L’annuncio è arrivato in concomitanza con la decisione di lasciare invariati i tassi d’interesse alla luce delle previsioni di crescita economica debole (1,5% nel 2014, rivista al ribasso dall’1,7% precedente) e inflazione in calo (6,2% quest’anno a fronte della previsione precedente del 6,3%). Un ulteriore indebolimento del rand (deprezzatosi sul dollaro del 5% da inizio anno) potrebbe incidere negativamente su entrambe le variabili.
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UCRAINA
È stato ratificato il trattato di libero scambio Ucraina-UE. L’implementazione sarà però posticipata a dicembre 2015 a causa delle minacciate reazioni russe. L’economia del paese continua a contrarsi; il PIL è sceso del 5,4% nel secondo trimestre rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso (-1,1% nel primo trimestre). L’aumento della spesa pubblica (+6,9%) ha evitato un ridimensionamento ancora maggiore. Le prospettive dipendono dall’andamento della crisi, ma i danni alle infrastrutture e alla capacità produttiva nel bacino industriale dell’est del paese potrebbero pesare in modo notevole. Preoccupano la svalutazione della Hryvnia rispetto al dollaro (di oltre il 55% da inizio anno) e l’accelerazione dell’inflazione (+14,5% ad agosto).
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VENEZUELA
Standard&Poor’s ha declassato il rating sovrano del paese a CCC+, abbassandolo di un notch dal precedente B- e mantenendo un outlook negativo. Il downgrade è basato sul continuo deterioramento economico del paese; la carenza di liquidità in valuta forte ha causato una persistente carenza di beni di prima necessità e forniture per le imprese locali, limitando la capacità produttiva. Le riserve valutarie sono stimate a meno di USD 21 miliardi, il minimo degli ultimi undici anni, e potrebbero ridursi ulteriormente nel corso di ottobre, quando andranno in scadenza debiti per USD 4,5 miliardi. Secondo l’agenzia, il PIL venezuelano calerà del 3,5% quest’anno e l’inflazione supererà il 63%.
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