Le piccole e medie imprese spingono l’economia della Capitale e del Lazio, confermandosi la spina dorsale della crescita regionale: ne parla oggi "Il Messaggero" in vista dell'appuntamento "Pmi oltre l'oggi. Identità Sviluppo Visione", l'evento della Piccola Industria di Unindustria che si svolgerà martedì 24 marzo alle ore 14.30 presso la Luiss Business School.
Per il quotidiano, il destino economico del Lazio passa dalle performance delle Pmi. I risultati degli ultimi anni sono incoraggianti. Nel 2024 il Pil del Lazio è cresciuto dell’1,2 per cento, quasi il doppio rispetto allo 0,7 per cento registrato a livello nazionale. Un dato trainato in larga parte dall’industria, che contribuisce per quasi il 60 per cento alla crescita complessiva regionale. Ancora più significativo il fronte dell’export: i dati per il 2025 indicano un aumento del 3,3 per cento per l’Italia, mentre il Lazio corre molto più veloce con un più 9,6 per cento di esportazioni. Un segnale evidente della competitività di un sistema economico capace di combinare manifattura, innovazione e servizi avanzati, dal digitale all’audiovisivo, dalle telecomunicazioni alla sicurezza.
Al centro di questo modello ci sono proprio le Pmi, chiamate a un salto di qualità su più fronti. Tre sono le direttrici principali individuate dal mondo delle imprese: rafforzare il ruolo dell’imprenditore come guida dello sviluppo economico, accompagnare le imprese nei passaggi generazionali valorizzando i giovani talenti e promuovere una cultura associativa più solida e inclusiva.
La base operativa è il Piano industriale del Lazio, frutto della collaborazione tra sistema produttivo e istituzioni regionali. Il documento mette al centro le piccole e medie imprese come leva strategica di crescita, puntando su digitalizzazione, innovazione tecnologica, formazione manageriale e rafforzamento patrimoniale. Il nodo cruciale resta però quello della crescita dimensionale. Se in passato la piccola dimensione era considerata un punto di forza per flessibilità e capacità di adattamento, oggi rappresenta sempre più spesso un limite strutturale nella competizione globale. In questo scenario, secondo gli operatori del settore, un ruolo fondamentale è giocato dalle reti e dalle filiere. L’aggregazione tra imprese consente infatti di superare i limiti dimensionali, permettendo anche alle realtà più piccole di operare con la forza di grandi gruppi, pur mantenendo agilità e specializzazione.
Il Messaggero ne ha parlato con Cristiano Dionisi, Presidente della Piccola Industria di Unindustria.
Le imprese di dimensioni ridotte sono ancora la spina dorsale dell’economia del Lazio: questo dato è solo positivo o ha delle controindicazioni?
«Un tempo la dimensione piccola era considerata un vantaggio e in alcuni settori lo è anche oggi, perché legata al tema della flessibilità. Però comincia a essere sempre di più come un limite alla competitività, alla capacità delle imprese di reagire agli shock. E in questi anni ne abbiamo subiti diversi, da quelli energetici a quelli geopolitici. In questi casi le piccole imprese non riescono a performare e a essere spesso pronte ai temi dell’innovazione, della digitalizzazione e della sostenibilità».
Quale strategia va messa in campo?
«Lo stimolo che come associazione vogliamo dare alle piccole e medie imprese è quello di crescere sia dimensionalmente, quindi attraverso percorsi di crescita strutturale, ma anche dal punto di vista manageriale, perché oggi la transizione digitale, ma anche quella ecologica, impongono delle riflessioni forti agli imprenditori e quindi impongono una formazione continua degli imprenditori e del middle management, quindi dei loro collaboratori. Essere piccoli non deve essere uno stato ma uno stadio, ossia un momento della vita dell’impresa: perché la nostra stella polare deve essere quella della crescita».
Puntate anche ad associarle tra loro?
«Un modello che a noi piace molto è quello della rete d’impresa. Quindi la collaborazione tra le imprese che, tra l’altro, è anche stimolata dall’ultima legge nazionale dedicata alle Pmi, dove sono previste agevolazioni per le imprese che si mettono in rete. Il grande lavoro che stiamo facendo sul Piano industriale del Lazio insieme alla Regione, grazie alla sensibilità del Presidente Francesco Rocca e della vicepresidente Roberta Angelilli, è appunto quello di ragionare in termini di filiera».
In quali settori ci sono le maggiori potenzialità?
«Per esempio stiamo lavorando sull’energia, sulle infrastrutture, sulla logistica. Un tema che emergerà in maniera forte anche a Roma e nel Lazio poi è quello dell’aerospazio e della difesa. In Unindustria abbiamo costituito un tavolo sperimentale, che ci sta dando degli ottimi risultati, intorno al quale abbiamo messo grandi aziende, grandi capofiliera e le piccole e medie imprese, lavorando su percorsi di sviluppo».
Intervista a cura di Fabio Rossi per Il Messaggero