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Articolo - 31/07/2026

Ai Act, cosa cambia davvero per aziende e startup dal 2 agosto

Articolo di Luca Tremolada dal Sole 24 Ore

La prima cosa da capire è semplice: una parte dell’AI Act slitta. Il resto no. Con il Digital Omnibus sull’intelligenza artificiale, entrato in vigore il 27 luglio, l’Unione europea ha rinviato gli obblighi più complessi per alcuni sistemi classificati ad alto rischio.

Per i sistemi “autonomi” indicati nell’Allegato III, la nuova scadenza passa dal 2 agosto 2026 al 2 dicembre 2027. Parliamo, tra gli altri, di strumenti usati nella selezione del personale, nella valutazione dei dipendenti, nello scoring creditizio e nell’accesso a servizi essenziali.

Per i sistemi di intelligenza artificiale integrati in prodotti già regolamentati, come dispositivi medici, macchinari e veicoli, la data si sposta invece al 2 agosto 2028.

 

 

Cosa cambia per aziende e startup

 

Per imprese e startup il rinvio significa soprattutto una cosa: più tempo per prepararsi. Chi sviluppa o utilizza sistemi di intelligenza artificiale ad alto rischio avrà qualche mese in più per costruire documentazione, procedure di controllo, sistemi di gestione del rischio e meccanismi di supervisione umana.

È una buona notizia soprattutto per le startup, che spesso lavorano con team piccoli, capitali limitati e prodotti in continua evoluzione. Adeguarsi all’AI Act significa infatti fare molto più che aggiungere una clausola alle condizioni d’uso.

Bisogna capire quali sistemi sono presenti in azienda, come vengono utilizzati, con quali dati sono addestrati, chi controlla i risultati e quali conseguenze possono produrre sulle persone.

Poi occorre stabilire il ruolo dell’impresa nella catena del valore. Un’azienda può essere fornitore del sistema, utilizzatore, distributore o importatore. Ogni posizione porta con sé obblighi differenti.

Anche modificare un sistema esistente, integrarlo in un prodotto o venderlo con il proprio marchio può cambiare la responsabilità dell’azienda. L’AI Act segue il software come il fisco segue una fattura: vuole sapere chi lo ha prodotto, chi lo ha venduto e chi lo usa.

 

Dal 2 agosto chatbot e assistenti virtuali devono presentarsi

 

Un chatbot, un assistente vocale o un agente automatico che interagisce con una persona deve rendere chiaro che dall’altra parte non c’è un essere umano, salvo che la natura artificiale del sistema sia evidente dal contesto. È una specie di cartellino digitale.

Per le aziende significa rivedere le interfacce, i messaggi iniziali, gli script vocali e i sistemi di assistenza clienti. L’informazione deve essere chiara e fornita al momento giusto. Nasconderla nelle condizioni generali di servizio non basta.

 

 

In allegato l’articolo completo.

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