Il Rapporto CER 3/2025 evidenzia come l’economia internazionale sia entrata in una fase caratterizzata da elevata incertezza, legata soprattutto alle nuove politiche protezionistiche degli Stati Uniti. L’aumento dei dazi ha portato la tariffa media statunitense dal 2,5% al 18,5% nel 2025, generando forti squilibri commerciali e tensioni nei mercati globali. Nonostante ciò, il commercio mondiale ha mostrato una certa resilienza, evitando un crollo simile a quello degli anni Trenta.
Un elemento chiave è la divergenza tra le principali economie: gli Stati Uniti e la Cina rafforzano la loro competitività, mentre l’Europa mostra segnali di perdita strutturale. Inoltre, il dollaro si è svalutato, contribuendo a sostenere le esportazioni americane. Le politiche monetarie restano complessivamente accomodanti, favorendo la stabilità macroeconomica nel breve periodo.
Un ruolo importante è svolto dal calo dei prezzi energetici (-7,3%) e alimentari (-10,5%), che ha contenuto l’inflazione globale. Tuttavia, emergono rischi per il 2026, legati a possibili rialzi dei prezzi industriali e a un ridotto spazio di manovra delle banche centrali.
Infine, il rapporto sottolinea che l’economia globale è sempre più multipolare e meno dipendente dagli Stati Uniti, mentre i mercati finanziari restano un punto di vulnerabilità, soprattutto in caso di correzioni nei titoli tecnologici.