Dal rapporto emerge come la crisi petrolifera sia strettamente intrecciata con le dinamiche geopolitiche globali, in particolare con il ruolo dello Stretto di Hormuz, snodo cruciale per il transito di oltre il 25% del petrolio mondiale. Il blocco selettivo operato dall’Iran evidenzia la vulnerabilità delle rotte energetiche e il rischio di shock sull’offerta globale .
In questo contesto, la Cina si conferma attore centrale: pur fortemente dipendente dalle importazioni di greggio, ha accumulato ingenti riserve strategiche che le consentono di assorbire eventuali interruzioni nel breve periodo. Allo stesso tempo, emerge il crescente peso delle forniture “indirette” da paesi sanzionati come Iran e Venezuela.
Sul piano strategico, gli Stati Uniti sembrano perseguire obiettivi più ampi, tra cui il contenimento della de-dollarizzazione del mercato petrolifero e la difesa del ruolo del dollaro come valuta dominante negli scambi energetici. In questo scenario, energia e finanza risultano sempre più interconnesse, delineando un equilibrio globale instabile.