Dal rapporto emerge come la mancata soluzione della crisi nello Stretto di Hormuz e la contestuale ricostituzione delle scorte di gas in Europa avvengano in un contesto di forte spinta al rialzo dei prezzi, prospettando un aumento della bolletta energetica per famiglie e imprese. Alla data del 31 agosto, il livello medio di riempimento degli stoccaggi nell'Unione europea è pari al 65,09% — il minimo storico da due decenni —, con forti difformità tra i Paesi membri che vedono da un lato la Polonia (93,08%), il Portogallo (93,07%) e l'Italia (82,97%) su valori più alti, e dall'altro la Germania (53%) e i Paesi Bassi (46,85%) in situazioni ben più critiche. Poiché le quotazioni del gas si determinano a livello europeo, l'aumento della domanda guidato dalle operazioni di riempimento nei Paesi in ritardo sostiene il raddoppio dei prezzi già registrato rispetto a prima del conflitto in Medio Oriente. In questo contesto, il quadro strategico resta fortemente frammentato e fragile.
Sui volumi di approvvigionamento gravano il divieto europeo alle importazioni di gas e GNL russo (pienamente operativo dal 2027 salvo esenzioni per contratti pregressi), il crollo dei flussi di GNL mediorientale dal Qatar e la crescente competizione da parte degli acquirenti asiatici su mercati spot sempre più volatili. Inoltre, nonostante i record produttivi e le quotazioni elevate, le compagnie petrolifere statunitensi mantengono un approccio cauto tagliando la spesa in conto capitale. Tale quadro evidenzia le fragilità dei principali fornitori dell'UE e dell'Italia (tra cui i limiti produttivi algerini e norvegesi) e conferma l'elevata vulnerabilità del sistema energetico ad eventuali rigidità delle temperature invernali o a prolungate interruzioni delle rotte marittime.
In allegato il rapporto completo.