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Documento - 22/05/2012

ISTAT - Rapporto annuale 2012

Centro Studi documentazione: il Rapporto annuale č giunto alla ventesima edizione

Una riflessione documentata sulle trasformazioni che interessano economia e società italiana basata sull’analisi delle informazioni prodotte dall’Istat e dal Sistema statistico nazionale.
Quest’anno il Rapporto affianca, all’osservazione delle condizioni del Paese e delle sue caratteristiche, un capitolo dedicato all’evoluzione del sistema Italia dal 1992 al 2012, analizzandone gli sviluppi socio-economici tra due momenti storici segnati da forti criticità ed alcune analogie.
 

La situazione attuale

Il Pil italiano in volume segna una crescita dello 0,4% nel 2011 (+1,8 nell’anno precedente), ma l’attività economica non recupera ancora il livello precedente alla crisi del 2008-2009. In corso d’anno alla tenue crescita dei primi due trimestri (in termini congiunturali rispettivamente +0,1% e +0,3%) è seguita una contrazione negli ultimi due (-0,2% nel terzo e -0,7% nel quarto). L’apporto più consistente alla crescita del prodotto nel 2011 (per 1,4 punti percentuali) deriva dalla domanda estera netta, in un contesto di generale rallentamento della domanda mondiale.
Nel 2011 gli investimenti fissi lordi sono diminuiti dell’1,9%, sottraendo alla crescita 0,4 punti percentuali.
La modesta attività di investimento è stata accompagnata da crescenti difficoltà di accesso al credito bancario.
La percentuale di imprese che avverte un inasprimento delle condizioni di finanziamento sul finire del 2011 si attesta in tutti i settori su livelli compresi tra il 35% e il 45%; . A questo si associa un aumento della quota di imprese che si ritiene effettivamente razionata.
La dinamica congiunta del reddito disponibile delle famiglie e di quella dei prezzi al consumo determina una contrazione del potere d’acquisto delle famiglie dello 0,6% con una conseguente stagnazione dei consumi e una contrazione della propensione al risparmio di 0,9 punti percentuali.
L’occupazione risulta cresciuta dello 0,1% (23 mila unità) nel 2011: si contrae dello 0,7% la componente indipendente, mentre quella dipendente sale dello 0,4%. In aumento il numero di contratti fino a sei mesi (+83 mila unità), mentre è in diminuzione quello dei contratti con durata superiore all’anno (-32 mila unità).
 
Come ci siamo arrivati: i mutamenti del sistema economico (1992-2012)
 
Tra il 1992 e il 2011 l’economia italiana è cresciuta in termini reali a un tasso medio annuo dello 0,9%. Migliore la performance nel periodo 1992-2000 (+1,8 in media annua), mentre tra il 2000 e il 2011, la crescita media annua rallenta, attestandosi allo 0,4%.
Nello stesso periodo le retribuzioni contrattuali mostrano, in termini reali, una variazione nulla, mentre per quelle di fatto si rileva una crescita di quattro decimi di punto l’anno.
Negli ultimi 10 anni la crescita contenuta dell’Italia è determinata da un’insoddisfacente dinamica della produttività, il cui differenziale di crescita reale rispetto alla media dei paesi Ue27 è pari a -1,2 punti percentuali.
Il contributo del capitale intangibile alla crescita della produttività del lavoro è molto contenuto, con un apporto modesto della spesa in ricerca e sviluppo. Le imprese italiane presentano una ridotta propensione all’innovazione, specie se connessa all’adozione dell’Ict.
 
L’internazionalizzazione dell’economia italiana sta producendo, a parità di altre condizioni, un aumento del contenuto di importazioni per unità di prodotto: ciò vuol dire che un’espansione delle esportazioni di merci attiva una quota sempre minore di produzione nazionale. Se, ad esempio, nel 1995 un aumento del 10% delle prime produceva una crescita della seconda pari all’8,3%, nel 2010 tale attivazione è scesa al 7,5%. Il fabbisogno totale di input intermedi esteri nell’industria è aumentato di oltre il 35%, quello di input intermedi interni si è ridotto di quasi il 10%.
L’export nazionale registra una crescita sostenuta nel 2011 (+11,4%), tuttavia la riduzione della quota dell’Italia sul commercio mondiale, che passa dal 3,8% del 2000 al 3,1% del 2011, mostra alcuni segnali di perdita di competitività sui mercati internazionali. Persiste la rigidità del modello di specializzazione internazionale dell’Italia, per lo più concentrato nei settori tradizionali del Made in Italy e nella meccanica strumentale.
Il processo di terziarizzazione dell’economia, già intenso nel corso degli anni Ottanta, è proseguito anche nell’ultimo ventennio: tra il 1992 e il 2011 le attività terziarie hanno incrementato la loro incidenza sul valore aggiunto di circa sette punti percentuali (dal 66,5 al 73,4%). Il calo del peso del settore industriale è quasi interamente imputabile all’industria manifatturiera, che vede scendere il proprio valore aggiunto dal 21% nel 1992 a circa il 16% nel 2011.
Permangono gli ostacoli strutturali alla crescita come quelli in capitale umano, dotazione logistica e efficienza della giustizia civile.
 
In allegato la Sintesi, i Focus e gli indicatori chiave.
Il Rapporto è disponibile consultando il sito Istat.