"Un anno pieno di cambiamenti, ma tendenzialmente direi ancora buono”. Andrea Belli, presidente di Unindustria, riassume così l'andamento delle imprese di Viterbo e provincia. “Nel complesso - dice in questa conversazione con il Corriere di Viterbo - la sensazione, in attesa dei dati ufficiali, è che le imprese del territorio abbiano mostrato un'ottima resilienza rispetto ai cambiamenti che stanno avvenendo nel mondo. Sono state mantenute le posizioni”.
“La situazione geopolitica del mondo - argomenta - cambia continuamente, c'è stata la novità dei dazi americani, anche se da noi l'impatto ancora non si è visto e non credo che incideranno molto sul nostro territorio, che non è ad alto valore di export al netto della ceramica”.
Nei prossimi anni, poi, "ci saranno cambiamenti sulla digitalizzazione delle aziende, che avrà un impatto importante in termini di produttività”. Motivo per cui “come Unindustria stiamo lavorando perché le aziende si facciano trovare pronte. Bisogna tenere presente che si tratta di un tessuto di Polo imprese medio-piccole, che hanno difficoltà a fare investimenti in tecnologia; la nostra associazione le può aiutare nel reperimento di fondi tramite le banche e le altre opportunità che ci sono come i fondi di coesione”.
Continua Belli: “Una ricerca del centro studi di Confindustria ha stimato, per le imprese del territorio, un margine di maggiore export per 174 milioni, cogliendo le opportunità del mercato mondiale. A patto che diventino più grandi per andare su questi mercati. Unindustria ha presentato un piano industriale per il Lazio che ha lo scopo di vedere quali sono le difficoltà delle imprese laziali e trovare quegli attuatori che possano sviluppare le imprese, come ad esempio la crescita dimensionale. C'è poi il tema delle infrastrutture. Puntiamo su questo piano, che la Regione ha fatto proprio e su cui dovrà mettere di fondi. Lo scopo è attrarre imprese”.
Per Belli “i collegamenti e le infrastrutture hanno sempre un'importanza determinante per le produzioni, tanto che la maggior parte delle aziende sono localizzate in zone altamente infrastrutturate. Della Orte-Civitavecchia si parla ormai da molto tempo. Il superamento di Monte Romano sarebbe già una svolta importante e credo che il cantiere sia attivato, sia pure nei tempi legati alla burocrazia. Il completamento dell'opera è fondamentale, anche perché c'è il rischio che più passano gli anni e più ci sia la necessità di fare maggiori investimenti. Dal punto di vista politico, ormai è assodato che si debba fare; poi c'è tutta la parte burocratica che ci preoccupa: ci vorranno ancora degli anni prima di finirla, ma non possiamo abbandonare il sogno”. Dal punto di vista occupazionale “la situazione è abbastanza stabile, non ci sono stati grossi scossoni né grandi crisi aziendali".
C'è però “il grande problema dell'emigrazione di tanti giovani laureati, come in tutta Italia ma qui il fenomeno si avverte di più: questa provincia non riesce ad attrarre persone qualificate, ma la crescita delle aziende la fanno i giovani, soprattutto in tempi di grandi cambiamenti tecnologici. E’ fondamentale che i laureati all'università di Viterbo restino, perché senza di loro non ci può essere un grande futuro”.
Sul polo ceramico Belli condivide l'allarme di Ciarrocchi: “I costi energetici e i costi per abbattere l’impatto ambientale - spiega - sono altissimi per le imprese europee, perché ci siamo dati degli standard che stanno distruggendo l’industria europea: sono obiettivi ambiziosi, e va bene, ma purtroppo ci mettono in concorrenza con dei Paesi dove questi criteri ambientali non ci sono e possono produrre a costi minori, con la conseguenza che se non si trova una soluzione le nostre imprese andranno a produrre in quei Paesi. Come dice Ciarrocchi, servono incentivi che compensino questa spinta ambientale, che è giustissima ma d’altro canto non possiamo rimanere senza ceramiche a Viterbo e senza industria in Italia, perché non si può vivere di soli servizi e turismo, anche perché in quei settori il valore aggiunto è minore”. La ceramica, continua Belli, “ha un alto tasso di emissioni, ma le aziende di Civita sono state bravissime nel fare un lavoro di grande innovazione tecnologica: oggi la ceramica è un processo produttivo totalmente automatizzato e a basso impatto ambientale. Sono stati bravi a portare la produzione sul design e sulla qualità, per ora hanno battuto la concorrenza ma non può reggere sempre”.
Sul versante istituzionale, conclude il presidente di Unindustria Viterbo, “servono le semplificazioni burocratiche. Per il Lazio auspichiamo che nel Consorzio unico industriale possano essere messi dei fondi che possano essere girati alle aziende senza avere un'interfaccia in ogni provincia”. Infine “la Zls, istituita dal governo, sarà molto importante per il Lazio, circondato da regioni inserite nella Zes che quindi hanno già agevolazioni e non averle per noi è un problema”. -
A cura di Andrea Tognotti per il Corriere di Viterbo.