Dal rapporto emerge come le politiche ambientali possano diventare un terreno chiave di convergenza tra Unione europea e Cina, in una fase in cui la governance climatica globale appare sempre più fragile. A dieci anni dagli Accordi di Parigi, la COP30 di Belém ha certificato l’inadeguatezza degli sforzi internazionali nel contenere il riscaldamento globale, rafforzando il ruolo di Pechino e Bruxelles come attori centrali della transizione energetica, anche alla luce del nuovo disimpegno statunitense.
Nonostante le crescenti tensioni geopolitiche e le preoccupazioni europee sulla dipendenza dalle catene di fornitura cinesi, UE e Cina condividono interessi strutturali: ridurre la dipendenza dai combustibili fossili importati e accelerare lo sviluppo delle rinnovabili. Divergenze restano sul piano commerciale, in particolare sul meccanismo europeo di aggiustamento del carbonio alle frontiere, ma emergono anche significative convergenze sugli obiettivi climatici e sugli investimenti in solare ed eolico. In questo quadro, il coordinamento sino-europeo si profila non solo come un’opzione possibile, ma come una condizione sempre più necessaria per tenere in vita l’agenda climatica globale.