(Adnkronos) - Le ragioni del sì e le ragioni del 'no' al referendum sulla giustizia. A suggerirle è l'intelligenza artificiale, che pesca dai contenuti web disponibili, includendo sia le fonti ufficiali sia le posizioni di parte che l'algoritmo riconosce come degne di attenzione. L'Adnkronos ha posto la stessa domanda a cinque chatbot AI (ChatGpt, Perplexity, Gemini, Manus, Claude): "Il prossimo 22 e 23 marzo, in Italia, si voterà sul Referendum Giustizia: dimmi perché dovrei votare sì o perché votare no". Da una parte ricorrono la terzietà del giudice e la necessità di ridimensionare le correnti, dall'altra l'indipendenza della magistratura e il rischio di un eccessivo controllo da parte della politica. E' la fotografia piuttosto fedele della forte polarizzazione che ha condizionato le due campagne. Ma ci sono anche alcuni elementi di merito che nel confronto con il proprio chatbot di riferimento possono influenzare la scelta finale. La domanda da porsi è soprattutto una: quanti italiani chiedono un parere all'Ai e quanti sono pronti a fidarsi delle risposte? Intanto, ecco nel dettaglio quali sono. ChatGpt Chi vota SÌ di solito pensa che: il sistema giudiziario sia troppo lento e inefficiente; serva maggiore responsabilità dei magistrati; sia necessario limitare alcuni poteri (es. abuso della custodia cautelare); più riforme = processi più rapidi e certezza del diritto. In sintesi: si punta a una giustizia più “snella” e meno burocratica. Chi vota NO tende a credere che alcune riforme possano indebolire l’indipendenza della magistratura; si rischi di favorire interessi politici o economici; le modifiche siano troppo semplicistiche per problemi complessi; il sistema vada migliorato, ma non con quei quesiti specifici. Perplexity Chi sostiene il Sì (centrodestra di governo: FdI, Lega, Forza Italia, Noi Moderati; Azione nel centro) argomenta soprattutto su tre piani. Terzietà del giudice: separare nettamente chi giudica da chi accusa renderebbe più chiaro il ruolo del giudice come “arbitro” e non “quasi collega” del PM. Meno correntismo: sorteggio e nuova architettura degli organi di autogoverno dovrebbero ridurre il potere delle correnti interne e delle “carriere pilotate”. Maggiore responsabilità: l’Alta Corte disciplinare e la distinzione degli organi di autogoverno vengono presentate come strumenti per sanzionare meglio gli errori gravi e i comportamenti scorretti. Chi sostiene il No (PD, M5S, AVS, gran parte del mondo associativo dei magistrati, sindacati come la CGIL) teme soprattutto effetti sull’equilibrio tra poteri dello Stato. Indipendenza a rischio: con due CSM separati e un’Alta Corte disciplinare con presenza politica, si teme un controllo più forte dell’esecutivo e del Parlamento sulle carriere dei magistrati. PM più vicino al governo: un PM meno autonomo e più dipendente da organi condizionabili dalla politica potrebbe essere meno libero di indagare su corruzione, reati dei “piani alti”, criminalità legata al potere. Efficienza non garantita: non ci sono interventi diretti su durata dei processi, risorse, personale amministrativo o digitalizzazione, quindi la riforma potrebbe non incidere sui tempi biblici che vivono i cittadini. Manus I sostenitori della riforma, principalmente l'attuale maggioranza di governo e parte dell'avvocatura, ritengono che queste modifiche garantiscano un processo più equo. Terzietà del Giudice: garantisce che il giudice sia equidistante tra accusa e difesa, eliminando la percezione di "appartenenza alla stessa famiglia" tra giudice e PM. Parità delle Parti: attua pienamente l'articolo 111 della Costituzione sul "giusto processo", mettendo l'avvocato difensore sullo stesso piano del pubblico ministero. Fine del Correntismo: Il sorteggio per il CSM spezza il potere delle correnti sindacali della magistratura, evitando spartizioni politiche e lottizzazioni interne. Specializzazione: Permette una maggiore professionalizzazione: chi accusa deve saper investigare, chi giudica deve saper valutare le prove con distacco. Indipendenza Disciplinare: l'Alta Corte evita il rischio di "corporativismo", assicurando che i magistrati siano giudicati da un organo terzo e non dai propri colleghi. Gli oppositori, tra cui l'Associazione Nazionale Magistrati (ANM), partiti di opposizione e diversi costituzionalisti, vedono nella riforma un rischio per l'indipendenza del potere giudiziario. Rischio di Controllo Politico: separando il PM dal corpo dei giudici, si teme che l'accusa finisca sotto l'influenza o il controllo del Governo, come accade in altri ordinamenti. Cultura della Giurisdizione: il PM che condivide la carriera col giudice mantiene un approccio orientato alla ricerca della verità e non solo alla condanna (cultura della prova). Critica al Sorteggio: scegliere i membri del CSM a sorte è visto come una svalutazione della professionalità e della rappresentanza democratica dei magistrati. Inefficacia sui Tempi: la riforma non interviene sui problemi reali dei cittadini: la lentezza dei processi, la carenza di personale amministrativo e la mole di arretrato. Costi e Burocrazia: la creazione di tre nuovi organi (due CSM e l'Alta Corte) comporta un aumento della spesa pubblica stimato in oltre 100 milioni di euro annui. Gemini Chi sostiene la riforma ritiene che l'attuale sistema sia sbilanciato e che sia necessario garantire la "terzietà" del giudice. Parità tra accusa e difesa: se il giudice e il PM appartengono alla stessa "famiglia" professionale, l'avvocato difensore parte in svantaggio. Separandoli, il giudice sarebbe davvero un arbitro imparziale sopra le parti. Contro lo strapotere delle "correnti": l'introduzione del sorteggio per i membri del CSM (previsto dalla legge attuativa) servirebbe a rompere il sistema delle correnti politicizzate che ha influenzato le carriere dei magistrati negli ultimi decenni. Trasparenza disciplinare: l'Alta Corte eviterebbe che i magistrati si giudichino tra "colleghi di ufficio", riducendo il rischio di eccessiva indulgenza nei procedimenti disciplinari. Chi si oppone (tra cui gran parte dell'Associazione Nazionale Magistrati e partiti d'opposizione) teme un indebolimento dell'autonomia giudiziaria. Controllo della politica sui PM: separare i PM dai giudici potrebbe, nel tempo, portare il Pubblico Ministero sotto l'influenza del Governo (come accade in altri Paesi), minando l'obbligatorietà dell'azione penale. Perdita della "cultura della giurisdizione": il No sostiene che PM e giudici debbano condividere la stessa formazione per garantire che anche chi accusa mantenga una sensibilità "giudicante" e cerchi la verità, non la condanna a tutti i costi. Inefficacia sui tempi dei processi: i critici sottolineano che questa riforma non accorcia i processi (che durano anni per carenze di personale e burocrazia), ma interviene solo su questioni di "potere" interno. Rischi per l'indipendenza: l'Alta Corte Disciplinare è vista come uno strumento che potrebbe essere usato dalla politica per intimidire i magistrati più "scomodi". Claude Perché votare SÌ (a favore della riforma). Terzietà del giudice: la separazione delle carriere garantirebbe che il giudice sia davvero indipendente dall'accusa, evitando il rischio che giudici e PM facciano "squadra" avendo la stessa carriera e cultura professionale. Allineamento europeo: molti paesi europei (Francia, Germania, Spagna) hanno già una distinzione netta tra giudici e pubblici ministeri. Ridurre il correntismo nel CSM: il sorteggio dei componenti del CSM ridurrebbe il peso delle correnti interne alla magistratura, fenomeno che scandali come il "caso Palamara" hanno reso evidente. Responsabilità disciplinare: un'Alta Corte disciplinare separata dal CSM potrebbe giudicare i magistrati in modo più imparziale. Perché votare NO (contro la riforma). Indebolimento dell'indipendenza della magistratura: separare i CSM e introdurre il sorteggio ridurrebbe l'autogoverno della magistratura e la esporrebbe all'influenza della politica. Il sorteggio è antidemocratico: selezionare i componenti del CSM per sorteggio viene criticato come una "umiliazione dei principi democratici e costituzionali". Risorse mal spese: la riforma moltiplica gli organi di potere senza aumentare le risorse per la giustizia. In Italia ci sono già la metà dei giudici rispetto alla mediana europea, e un numero di cause doppio rispetto alla media europea. Chi vota NO sostiene che i soldi andrebbero usati per assumere più magistrati, non per creare nuove strutture. Riforma politica, non della giustizia: i critici non vedono la riforma Nordio come una riforma della giustizia in senso stretto, bensì come una riforma della magistratura con cui il governo cerca un controllo politico. (Di Fabio Insenga)