(Adnkronos) - Con l’avvicinarsi della prima scadenza per il collegamento tra POS e cassa, fissata ad aprile, entra pienamente in vigore anche il meccanismo sanzionatorio legato al nuovo obbligo previsto dalla Manovra 2025. I flussi di dati di pagamenti e scontrini elettronici devono viaggiare insieme: è per questo che serve collegare i sistemi utilizzati per la gestione di negozi, bar, ristoranti. E le informazioni che arrivano all’Agenzia delle Entrate devono dare una panoramica sempre più chiara. Per chi commette errori o non si adegua sono previste sanzioni che arrivano fino a un massimo di 4.000 euro, a cui si associa anche il rischio di sospensione delle attività. Nonostante il nuovo obbligo di utilizzare strumenti pienamente integrati tra loro sia in vigore dal 1º gennaio scorso, è in questa primavera che il collegamento tra POS e cassa entra pienamente nel vivo. Il 5 marzo l’Agenzia delle Entrate ha messo a disposizione la procedura per associare i diversi sistemi utilizzati sul portale Fatture e Corrispettivi: gli esercenti hanno a disposizione 45 giorni di tempo per stabilire la connessione. La prima scadenza in calendario riguarda i sistemi in uso al 31 gennaio 2026 ed è fissata al 20 aprile. A regime, per le nuove attivazioni o variazioni si può procedere tra il sesto e l’ultimo giorno del secondo mese successivo alla data di effettiva disponibilità degli strumenti utilizzati. Per chi non rispetta le scadenze in calendario, non collegando POS e registratori, è prevista la stessa sanzione già in vigore per chi non si dota di una cassa con un importo che va da 1.000 a 4.000 euro. Alla multa si associa anche il rischio delle sanzioni accessorie già previste per le irregolarità legate all’IVA: può scattare la sospensione della licenza o dell’autorizzazione all’esercizio dell’attività per un periodo da quindici giorni a due mesi, che per le recidive sale da due a sei mesi. Anche chi effettua regolarmente il collegamento, però, non è totalmente esente da sanzioni. Scattano le multe anche in caso di omessa o tardiva trasmissione dei dati, o quando si riportano informazioni incomplete o non veritiere. Eventuali violazioni degli obblighi di memorizzazione o trasmissione dei pagamenti elettronici comportano una sanzione amministrativa di 100 euro per ciascuna operazione, comunque entro il limite massimo di euro 1.000 per ciascun trimestre. Cifre già previste per anomalie ed errori sui corrispettivi telematici. Il rischio di sanzioni di questo tipo si corre, ad esempio, anche quando si sbaglia a digitare il metodo di pagamento rispetto a quello effettivamente scelto dal cliente, che il documento commerciale deve necessariamente riportare. Come per il mancato collegamento, anche in caso di errori, ritardi oppure omissioni nelle informazioni trasmesse il meccanismo prevede delle sanzioni accessorie. In particolare, si rischia lo stop delle attività da tre giorni a un mese, se si verificano quattro casi di irregolarità nella trasmissione dei dati richiesti. E se la contestazione riguarda importi complessivi per una cifra superiore a 50.000 euro, la sospensione può arrivare fino a 6 mesi.