Roma, 9 apr. (Adnkronos Salute) - “Il Sistema sanitario è profondamente cambiato rispetto a quando è stato creato nel 1978: da un lato la demografia è diversa - si nasce sempre meno e si invecchia di più - dall'altro l'innovazione corre con una velocità superiore. Dobbiamo essere in grado di cogliere questa competizione e massimizzarne i risultati. Credo che investendo di più in prevenzione si possa diminuire la pressione sul Sistema sanitario nazionale, generando risparmi da reinvestire in aree cruciali che necessitano di innovazione, come l’oncologia”. Lo ha detto Antonino Biroccio, general manager Gsk Italia, intervenendo a ‘Dialoghi sull’Innovazione accessibile - Innovaction’. L’incontro, promosso da Gsk e Adnkronos, oggi a Roma, con il patrocinio di Farmindustria, per Biroccio è stato "molto proficuo perchè ha visto la partecipazione di tutti gli attori: Governo, istituzioni, società scientifiche e industria. Abbiamo iniziato a parlare di un'innovazione accessibile, equa e sostenibile - aggiunge - Sono emersi diversi spunti da questa discussione e sono certo che li trasformeremo in soluzioni condivise per il bene del Paese e del paziente”. Secondo il general manager, “l’innovazione va premiata e riconosciuta come un valore aggiunto per attrarre investimenti. In Italia, infatti, non siamo solo capaci di attrarli, ma anche di trattenerli grazie alle eccellenze del nostro territorio: gestiamo centri di ricerca e 2 siti produttivi che rappresentano punte di diamante non solo per il sistema Paese, ma soprattutto all’interno del network globale di Gsk”. La farmaceutica è presente “in Italia dal 1932. Siamo partiti con lo stabilimento di Verona - ricostruisce Biroccio - e abbiamo proseguito un insediamento che ci porta a essere oggi quella che definisco una multinazionale italiana a capitale estero. Diamo lavoro a 4.200 dipendenti, che diventano 9mila, considerando tutto l’indotto. Siamo i secondi in Italia per numero di nuovi impiegati nel settore. Investiamo nel Paese 324 milioni di euro tra produzione e ricerca, una cifra pari all’8% del contributo totale di tutte le oltre 300 aziende farmaceutiche presenti. Per quanto riguarda la sola ricerca e sviluppo - aggiunge - il nostro investimento rappresenta il 7,5% del totale di settore”. Investire in innovazione “ci permette di vivere sempre più a lungo - sottolinea Biroccio - E vivere è fondamentale anche per l'economia: se pensiamo che il 67% dei consumi in Italia è generato dagli over 50, si capisce bene che quella definita come silver economy è, a tutti gli effetti, un’economia della salute. Le scienze della vita sono strettamente connesse alla salute economica, portando benefici simultanei al paziente e al sistema Paese”, conclude.