L’indagine, realizzata dal Centro Studi Unindustria tra il 18 e il 27 febbraio su un campione di 201 imprese associate (261 unità locali), per il 62% appartenenti ai Servizi e per il 38% all’Industria e rappresentative di oltre 32 mila addetti, restituisce per il primo semestre del 2026 un quadro di complessivo recupero della fiducia rispetto al 2025.
Il dato è particolarmente significativo perché fotografa le aspettative delle imprese prima del brusco peggioramento del contesto internazionale registrato a partire dai primi di marzo, con l’escalation del conflitto in Medio Oriente e le conseguenti tensioni sui mercati energetici e sulle catene di approvvigionamento.
Nel momento in cui le imprese sono state intervistate emergeva infatti una fiducia crescente, trainata soprattutto dai Servizi – con risultati particolarmente positivi in Information Technology, turismo e consulenza – e dai primi segnali di recupero dell’Industria, grazie soprattutto a meccatronica, farmaceutica ed edilizia.
Le aziende indicavano come priorità per il 2026 gli investimenti in innovazione, software, intelligenza artificiale, cybersecurity e formazione delle competenze. Una scelta dettata dalla necessità di aumentare produttività ed efficienza, ma anche di rispondere a una criticità ormai strutturale: la difficoltà di reperire personale qualificato, soprattutto nei profili tecnici e digitali.
Questa spinta all’innovazione resta oggi un elemento centrale, ma il nuovo quadro geopolitico rende inevitabilmente più prudente lo scenario. L’aumento dei costi energetici, le difficoltà logistiche e l’incertezza sui mercati internazionali rischiano infatti di frenare investimenti e margini, soprattutto nei settori più energivori.
Il messaggio che emerge dall’indagine resta però chiaro: le imprese arrivavano al 2026 con una volontà diffusa di investire, innovare e rafforzare la propria competitività. Oggi quella spinta non viene meno, ma dovrà confrontarsi con uno scenario molto più complesso e instabile.