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Documento - 22/05/2026

Obblighi di monitoraggio, rendicontazione e controllo relativi all’utilizzo di contributi pubblici qualificati come “di entità significativa”: pubblicato il DPCM

E' stato pubblicato il 20 maggio, dunque molto oltre la scadenza del 30 aprile prevista nella Legge, il relativo DPCM che reca la data del 26 marzo

È stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 115 del 20 maggio 2026 il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 26 marzo 2026, n. 84, recante disposizioni attuative dell’articolo 1, commi 857 e 858, della Legge 30 dicembre 2024, n. 207 (Legge di Bilancio 2025), concernente l’introduzione di specifici obblighi di monitoraggio, rendicontazione e controllo relativi all’utilizzo di contributi pubblici qualificati come “di entità significativa”.

 

Il provvedimento entrerà in vigore il 4 giugno 2026 e si inserisce nel più ampio quadro delle misure volte al rafforzamento della trasparenza, della tracciabilità e della verifica dell’impiego di risorse pubbliche erogate a soggetti privati, con particolare riferimento ai contributi destinati alla realizzazione di finalità di interesse pubblico o di specifici programmi progettuali.

 

Il DPCM definisce in maniera puntuale sia il perimetro soggettivo sia quello oggettivo di applicazione della disciplina, individuando i requisiti in presenza dei quali un contributo pubblico deve essere qualificato come “significativo” ai fini dell’assoggettamento ai nuovi obblighi.

 

Sotto il profilo soggettivo, rientrano nell’ambito applicativo i contributi a carico dello Stato erogati da:

  • amministrazioni centrali dello Stato;
  • società direttamente partecipate in misura maggioritaria dalle medesime amministrazioni, con esclusione delle società quotate e delle relative controllate;
  • enti pubblici non economici vigilati dallo Stato.

 

Sul piano oggettivo, la disciplina trova applicazione esclusivamente in presenza di contributi che soddisfino cumulativamente determinati requisiti.

In primo luogo, le risorse devono essere destinate al perseguimento di finalità di interesse pubblico ovvero alla realizzazione di specifici progetti, programmi o interventi individuati dall’amministrazione erogante. Restano pertanto esclusi:

 

  • i contributi destinati a platee generalizzate di beneficiari;
  • le somme aventi natura corrispettiva, retributiva, indennitaria o risarcitoria;
  • le agevolazioni concesse sotto forma di crediti d’imposta;
  • i contributi erogati in favore di società quotate e relative controllate;
  • i contributi destinati agli enti del Terzo settore, alle ONLUS e agli enti ecclesiastici.

 

In secondo luogo, il contributo deve presentare un requisito dimensionale o di incidenza economica particolarmente rilevante, risultando:

  • di importo superiore a 1 milione di euro annui;
    oppure
  • anche inferiore a tale soglia, purché rappresenti almeno il 50 per cento del totale delle entrate ovvero del valore della produzione del soggetto beneficiario.

 

Il decreto chiarisce inoltre che la disciplina si applica ai contributi percepiti a decorrere dal 1° gennaio 2025, fatta salva la possibilità per il beneficiario di rinunciare al contributo medesimo.

 

Particolare rilievo assumono le disposizioni in materia di controllo e rendicontazione. Il DPCM attribuisce infatti agli organi di controllo interno — collegi sindacali, collegi dei revisori o organi equivalenti — il compito di verificare:

 

  • la corretta destinazione delle somme ricevute;
  • la conformità dell’utilizzo delle risorse rispetto alle finalità pubbliche indicate nell’atto di concessione;
  • l’effettiva realizzazione dei progetti, programmi o interventi finanziati.

Gli esiti delle verifiche dovranno essere formalizzati in una relazione annuale da trasmettere al Ministero dell’Economia e delle Finanze – Dipartimento della Ragioneria Generale dello Stato entro il 30 aprile dell’anno successivo a quello di erogazione del contributo.

 

Il provvedimento introduce inoltre specifici obblighi organizzativi in capo ai soggetti beneficiari che risultino privi di adeguati assetti di controllo interno. In tali ipotesi, gli enti saranno tenuti a procedere alla costituzione di organi di controllo, anche in forma monocratica, mediante l’adozione delle necessarie modifiche statutarie, regolamentari e organizzative.

 

Sotto il profilo delle conseguenze applicative, il decreto prevede che:

  • l’omessa trasmissione della relazione annuale;
  • ovvero l’accertamento del mancato rispetto delle finalità per le quali il contributo è stato concesso o della mancata realizzazione del progetto finanziato,

possano rilevare ai fini della valutazione concernente l’eventuale concessione di ulteriori contributi pubblici negli esercizi successivi.

 

La nuova disciplina determina, pertanto, un significativo e discutibile incremento degli obblighi di governance, compliance amministrativo-contabile e accountability in capo ai soggetti privati beneficiari di finanziamenti pubblici rilevanti, introducendo meccanismi di verifica strutturata dell’utilizzo delle risorse e presidi organizzativi che potranno avere impatti operativi rilevanti, soprattutto per enti, fondazioni, organismi e società non precedentemente dotati di sistemi di controllo interno formalizzati.

 

Alla luce dell’imminente entrata in vigore del provvedimento, appare opportuno che i soggetti potenzialmente interessati avviino tempestivamente una ricognizione:

  • dei contributi pubblici percepiti a decorrere dal 2025;
  • della relativa incidenza economico-finanziaria;
  • degli assetti di governance e controllo interno esistenti;
  • nonché delle procedure di rendicontazione e monitoraggio attualmente adottate,

al fine di verificare il livello di conformità al nuovo quadro regolatorio e predisporre gli eventuali adeguamenti organizzativi richiesti dalla disciplina.

Le regole attuative all'articolo 3 prevedno che entro 90 giorni dall'entratat in vigore del DPCM, il MEF definirà con un proprio atto le modalità telematiche di invio delle relazioni e le regole operative di dettaglio, con possibilità di aggiornarle annualmente.

 

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