Giugno si apre con una tregua del conflitto in Medio Oriente e la riapertura dello Stretto di Hormuz, fattori che favoriscono un parziale rientro delle quotazioni energetiche dopo le tensioni dei mesi precedenti. Il ribasso mensile risulta particolarmente marcato sul mercato del petrolio, dove il Brent scende del 18,6% a 84,5 $/b e il TTF cala del 5,6% a 44,8 €/MWh, sebbene i prezzi rimangano su livelli superiori rispetto al periodo pre-shock e in crescita su base annua. Anche il gas naturale registra flessioni sia in Europa che in Asia, sostenuto da migliori aspettative sull'offerta globale.
In controtendenza rispetto alla flessione di petrolio e gas, i prezzi dell'energia elettrica tornano ad aumentare nei principali mercati europei, con l'Italia che si mantiene su livelli strutturalmente più elevati rispetto agli altri paesi partner registrando un PUN medio di 120,1 €/MWh. Nel frattempo, sul mercato della CO2 nell'EU ETS, le quotazioni proseguono la loro risalita portandosi a 77,9 €/tCO2, in aumento del 4,0% mensile e mantenendosi stabilmente al di sopra della media registrata nel corso del 2025.
Il carbone si muove su traiettorie opposte rispetto al trend calante delle altre commodity, registrando variazioni mensili positive sia sul mercato australiano (+9,2%) che su quello europeo (+1,8%). Per quanto riguarda le dinamiche interne all'OPEC plus, si registra la decisione di incrementare la produzione di circa 188 mila b/g a partire da luglio, mentre l'Iraq valuta l'uscita dal Cartello qualora non si consenta un aumento della propria quota estrattiva, che risulta fortemente penalizzata dalle passate chiusure dello Stretto di Hormuz.