Lo scorso 3 giugno, la Commissione europea ha presentato un nuovo pacchetto normativo per rinforzare la sovranità tecnologica del Vecchio Continente. «Non possiamo permetterci di dipendere da altri per le tecnologie che mantengono operativi i nostri ospedali, stabili le nostre reti energetiche e sicuri i nostri servizi», ha dichiarato Ursula von der Leyen.
Il pacchetto ha due proposte legislative: il Chips Act 2.0 per regolare la filiera dei semiconduttori e il Cloud and AI Development Act, per favorire sistemi di cloude intelligenza artificiale made in Eu. Sono previste inoltre una strategia per l'open source e una roadmap strategica per la digitalizzazione e l'uso dell’Ia nel settore energetico. Con queste nuove iniziative sullo sfondo, lo stesso giorno a Bruxelles lo European Innovation Council (Eic) Summit ha riunito ricercatori, fondatori di start-up, finanziatori e rappresentanti delle istituzioni. I punti deboli L'Europa soffre un complesso di inferiorità nei confronti degli Stati Uniti: il suo tallone è la scarsa capacità di trasformare start-up fondate su innovazioni tecnologiche (in gergo, deep tech) in grandi aziende che si impongono sul mercato globale. Raggiunta una certa dimensione, molte compagnie si trasferiscono oltreoceano, dove non devono misurarsi con 27 diversi sistemi legislativi, linguistici e culturali per espandere le proprie attività. La frammentazione in Stati nazionali & anche responsabile della difficolta ad accedere a finanziamenti consistenti. Raramente una start-up italiana viene sostenuta da investitori tedeschi o viceversa: è il problema del cosiddetto Capital Market Union, che ancora manca. Le start-up hanno anche bisogno di clienti, ma i grandi compratori sono restii a dare fiducia ai nuovi arrivati: non sapendo se le start-up sopravviveranno alla prova del tempo, spesso preferiscono acquistare sempre lo stesso prodotto (per esempio un software) dalla solita grande azienda statunitense.
Come in altri settori, anche in quello dell'innovazione viene poi chiesta a gran voce una semplificazione delle eccessive regolamentazioni, vero brand del modus operandi europeo. Una storia di successo. Fortunatamente c’è anche chi è riuscito ad abbattere questi muri ea crescere restando in Europa. È il caso di Iqm, azienda finlandese che produce e vende prototipi di computer quantistico a centri di ricerca di tutto il mondo. «Gli appalti pubblici possono essere la vera spinta per far crescere una compagnia», ha detto a uno degli eventi dell’Eic Summit Jan Goetz, fisico quantistico tedesco cofondatore di Iqm, che ha sede in Finlandia. La compagnia ha già sviluppato la sua quantumchip factory, ossia una linea di produzione di componenti per il computer quantistico di cui ora intende raddoppiare la capacità. Dalla sua nascita nel 2018, l'azienda ha raccolto più di 600 milioni di euro. Solo I'anno scorso sono arrivati quasi 300 milioni dagli investitori, statunitensi inclusi.
Far crescere le start-up in Europa. Allo Eic Summit è stato anche presentato lo Scale-Up Europe Fund, un fondo dell'Eic, cui contribuiscono sia il bilancio pubblico dell'Unione sia realtà private (tra cui le italiane Fondazione Compagnia San Paclo e Fondazione Cariplo), pensato per trattenere in Europa le start-up che vogliono fare il salto di scala. Finora sono stati messi a disposizione 5 miliardi di euro, ma l'obiettivo è arrivare almeno a 20. La gestione dei finanziamenti sarà privata e affidata alla società di investimento svedese Eqt.
I settori che riceveranno supporto sono quelli ritenuti strategici: oltre alle tecnologie quantistiche e l'intelligenza artificiale, la robotica, le energie sostenibili, lo spazio, le biotecnologie, Tagritech e la medicina, incluse le applicazioni dual-use, ossia valide tanto per scopi civili quanto per quelli militari. «Non facciamo innovazione all’americana, facciamola all'europeas, ha detto dal palco del Summit Stijn Christiaens, fondatore di Collibra, azienda belga di Ia e big data. Le Big Tech statunitensi finora hanno sviluppato large language models coperti da segreto industriale. L'ex capo sviluppatore dell'la di Meta però, Yann LeCun, crede che il futuro della tecnologia siano modelli aperti, open source, che possano venire adattati alle esigenze di diversi contesti. A novembre dell'anno scorso ha lasciato il suo ruolo per tornare in Europa, dove ha fondato la sua start-up, Ami, che sta per Advanced Machine Intelligence, ma che in francese significa anche ‘amico”.
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