Il cinema e l’audiovisivo rappresentano una delle filiere a maggiore contenuto creativo, tecnologico e professionale del Lazio, con una rilevanza significativa anche economica, occupazionale e industriale. Tuttavia, ora il comparto punta a meglio strutturarsi, accelerare sui mercati internazionali e rafforzare la formazione delle nuove professionalità (anche alla luce dell’uso sempre più determinante della Intelligenza Artificiale).
Il comparto genera complessivamente 8,6 miliardi di ricavi, pari all’1,8% del totale regionale, e circa 3,6 miliardi di valore aggiunto, corrispondenti al 3,3% del valore aggiunto prodotto nel Lazio. I dati sono contenuti nel Rapporto commissionato da Unindustria Lazio al Cer con il supporto della Camera di Commercio di Roma, che sarà presentato nella sua versione integrale prossimamente. Il maggiore peso sul valore aggiunto rispetto a quello sui ricavi evidenzia la capacità della filiera di generare valore attraverso competenze specialistiche, creatività, professionalità qualificate e servizi ad elevato contenuto di conoscenza. La struttura produttiva è ampia e articolata. Alle 2.900 imprese che costituiscono il nucleo centrale del settore si affiancano circa 1.800 imprese dell’indotto, distribuite su 15 differenti codici Ateco. Ne emerge un vero e proprio ecosistema produttivo, in cui alle attività più direttamente riconducibili alla produzione cinematografica e audiovisiva si collegano numerosi servizi tecnici, professionali e specialistici.
La filiera, poi, conta complessivamente circa 16.200 addetti e coinvolge almeno 115 diverse professionalità tecniche e artistiche, confermando l’elevato grado di specializzazione e la varietà delle competenze richieste. Un elemento di particolare interesse riguarda la netta prevalenza degli under 35 nelle professioni tecniche, che rende il settore strategico anche sotto il profilo dell’occupazione giovanile e dello sviluppo di nuove competenze legate all’innovazione digitale.
Il comparto ha negli anni consolidato le competenze tra i lavoratori del settore, competenze riconosciute anche a livello internazionale. Ma di fronte allo sviluppo delle nuove tecnologiche, che cambiano con sempre maggiore rapidità, «c’è l’esigenza di accompagnarne la crescita con strumenti adeguati di formazione, aggiornamento delle competenze e consolidamento delle professionalità», spiega Lidia Cudemo, presidente della sezione Editoria, informazione e audiovisivo di Unindustria, nonché amministratrice unica di D-Hub Studios, azienda attiva nel doppiaggio e nella post produzione che ha contribuito a portare a Roma un Semi-Final Round of Judging dell’International Emmy Awards, uno dei più prestigiosi appuntamenti del panorama televisivo internazionale.

A margine del consiglio direttivo della sezione, Cudemo ieri ha sottolineato: «In un settore fatto di tante piccole realtà, occorrere aiutare le imprese a crescere e meglio strutturarsi, per rafforzare tutta la filiera. Dobbiamo inoltre imparare a competere sui mercati internazionali anche nella produzione e post produzione», a fronte di un export made in Roma del settore che comunque già nel primo semestre 2026 ha toccato i 22,8 milioni di euro (il 41% del totale nazionale e in aumento del 290% rispetto allo stesso periodo del 2025).
«Ma per competere sui mercati internazionali - conclude la presidente della sezione Editoria, informazione e audiovisivo di Unindustria - è anche fondamentale avere più certezze e meno burocrazia nella gestione degli incentivi».
A cura di Andrea Marini per Il Sole 24 Ore