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Adnkronos Ultim'ora - 03/11/2026 14:54:00

Schillaci: "Ricerca e industria strategiche per l'Italia, Latina è un polo di eccellenza"

Roma, 3 nov. (Adnkronos Salute) - "Qui da cinquant'anni si produce, si lavora, si fa ricerca e da qui ogni giorno parte qualcosa di prezioso, che arriva fino alle persone - che non sapranno mai il nome di questo stabilimento - sotto forma di cura. Un anniversario conta soprattutto per quello che ci permette di dire su ciò che avverrà, sul futuro. E questo parla di un settore importante, perché la responsabilità della salute degli italiani non è un settore come gli altri. Qui si tocca con mano un punto che di solito resta teorico: il luogo in cui la politica industriale e la politica sanitaria si incontrano. Un'azienda che opera nella salute non produce solo un tipo di bene, produce ricerca, conoscenza, innovazione". Lo ha detto il ministro della Salute Orazio Schillaci all'evento per i 50 anni di Johnson & Johnson Innovative Medicines, celebrato nello stabilimento di Latina. "Qui - ha proseguito Schillaci - si producono quegli strumenti con i quali curiamo meglio le persone. Non a caso in Italia l'aspettativa di vita è ritornata a essere una delle più alte al mondo. Da una parte c'è la solidità del nostro Ssn, dall'altra parte ci sono l'innovazione, la ricerca e aziende come questa, che contribuiscono in maniera significativa con nuovi farmaci e nuovi device. Lo dicono i numeri: nel 2025 la provincia di Latina ha esportato oltre 10 miliardi di euro, più di 8 nel settore farmaceutico, abbastanza da farne la seconda provincia d'Italia del comparto. Nel Lazio, ormai, metà di ciò che la regione vende all'estero porta la firma dell'industria della salute. Sono cifre che raccontano una vocazione reale, non una semplice promessa". E "lo stabilimento che ci ospita ne è la prova più semplice. Da qui escono ogni anno oltre quattro miliardi di compresse, quasi la totalità delle quali prende la strada dell'estero, verso più di 100 Paesi. Quindi, da una città del Lazio, parte un farmaco che raggiunge un paziente in un'altra parte del mondo. Questo vuol dire concretamente essere una delle realtà esportatrici più forti dell'Italia: non una riga in una classifica, ma una catena di competenze e responsabilità che da qui comincia". Schillaci ha ricordato che "dietro ogni numero ci sono le persone, ci sono ragazze e ragazzi che qui trovano un motivo per restare invece di andare via. E c'è, in fondo alla catena, la ragione per cui tutto questo riguarda il ministro della Salute: il paziente. Un'impresa della salute, quando fa bene il suo mestiere, non fa crescere solo l'economia: mette nelle mani dei medici una terapia che prima non c'era, restituisce a una famiglia una possibilità che sembrava perduta. E quindi l'interesse di un'azienda si incontra con l'interesse pubblico". La salute oggi, forse, "è l'unico punto di incontro sul quale conviene a tutti che le cose funzionino bene. Però c'è una condizione - ha ricordato Schillaci -: l'innovazione, una volta nata, deve arrivare fino in fondo, deve raggiungere chi ne ha bisogno, ovunque viva, qualunque sia il suo reddito. Come ripeto sempre, e questa, lasciatemelo dire, oggi è la parte più difficile, ma è anche quella che non possiamo più delegare. Nulla di tutto questo avviene da solo: richiede responsabilità da entrambe le parti". "Alle imprese chiediamo di fare meglio ciò che già fanno: di investire, di fare ricerca, di creare lavoro qualificato. Alle istituzioni spetta il compito di costruire il contesto che lo rende possibile e più facile. Ci vogliono regole chiare, tempi certi, una programmazione che guardi oltre il singolo bilancio. E spetta anche uno scambio di sguardo che considero decisivo: smettere di leggere la salute solo come una voce di spesa da contenere. Cominciare a leggerla per quello che veramente rappresenta: uno degli investimenti più lungimiranti che una nazione può fare su se stessa. Lo abbiamo imparato in anni recenti: quando manca un farmaco essenziale, lo sapete bene, nessun conto di bilancio regge più. Avere nel proprio Paese la capacità di produrre ciò che serve alla salute non è un lusso, è una vera e propria forma di sicurezza nazionale. Gli stabilimenti come questo ne sono parte integrante" ha poi aggiunto. E ancora: "Io sto dalla parte di tutto il settore della salute, pubblico e privato, quando lavorano per lo stesso fine. Sto dalla parte di una sanità pensata per durare, non per arrivare a ogni fine anno. E sto prima di tutto dalla parte dei cittadini e dei più fragili, di quelli che una cura da soli non se la possono permettere. E non accetto che la salute sia trattata semplicemente come una voce di spesa. Per loro, per i più fragili, non bastano delle semplici scorciatoie. E non accetto la tentazione che le sta accanto: quella di un contentino, quella di una misura che magari si vede subito, che fa notizia, che porta consenso domani mattina". Secondo il ministro Orazio Schillaci, "la salute non dà i suoi frutti in pochi mesi. Li dà magari in 5, 10 anni. Per questo la salute non dovrebbe essere il terreno sul quale si gioca una partita elettorale, dovrebbe essere quello sul quale almeno si trova un accordo che dura nel tempo, nell'interesse di tutti, ma soprattutto di chi ha più bisogno, perché chi ha più bisogno sono quelli che non possono aspettare". Il ministro ha detto di essere "abituato a guardare i problemi in faccia e senza sconti. A volte l'amarezza di alcune riforme che non si sono fatte l'ho tenuta per me. Qui lascio però un impegno, in questo periodo più di altri. C'è chi fa calcoli sul proprio prossimo futuro, io invece - ha assicurato - voglio giocarmi fino all'ultimo tutto il mio mandato per dare un aiuto al Servizio sanitario nazionale pubblico e a tutto il sistema Italia. E lo faccio con l'orgoglio di chi ha fatto passi avanti strutturali e ha tracciato una strada che sono certo rimarrà per chi verrà". Lo ha detto il ministro della Salute Orazio Schillaci all'evento per i 50 anni di Johnson & Johnson Innovative Medicines, celebrato nello stabilimento di Latina. E sull'anniversario "così importante, il modo migliore per festeggiarlo è non trattarlo come un punto di arrivo, ma come una linea di partenza. Le grandi storie industriali come quella di J&J non si misurano solo per ciò che hanno costruito, si misurano per ciò che hanno ancora il coraggio di immaginare" ha poi concluso.

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