Dal rapporto emerge come Vostok Oil, il nuovo terminale petrolifero russo inaugurato nell'estate 2026 sulla penisola di Taymyr, nell'Artico siberiano, rappresenti un passaggio di rilievo nella ridefinizione delle relazioni energetiche tra Russia, Cina e Stati Uniti. Realizzato da Rosneft nonostante l'uscita dei partner occidentali dopo le sanzioni del 2022, il progetto dispone di un oleodotto di 790 chilometri, riserve per 7 miliardi di tonnellate di greggio di elevata qualità e una capacità potenziale fino a 2 milioni di barili al giorno. Le esportazioni, stimate in circa 0,15 mb/g nel 2026, sono destinate a salire a 1 mb/g entro il 2030 e sono rivolte in larga parte alla Cina attraverso la Rotta Marittima del Nord, più breve ed esterna ai principali punti di strozzatura come Hormuz, Bab el-Mandeb e Suez.
In questo contesto, la Federazione Russa sta riorientando stabilmente la propria mappa energetica verso l'Asia, rafforzando l'asse con Pechino anche sul gas naturale: oltre al Power of Siberia, che nel 2025 ha trasportato 39 Gm3, sono in agenda il Power of Siberia II (rinominato Power of Bajkal), da 50 Gm3 annui, e il Far Eastern Route, operativo da gennaio 2027. Di fronte ai rischi sulle forniture mediorientali, la Cina privilegia ora l'accessibilità e l'affidabilità degli approvvigionamenti russi rispetto alla diversificazione, mentre l'Unione europea, con la nuova strategia per l'Artico, punta a cooperare con Stati Uniti e Canada per evitare che la NSR diventi un nuovo punto di strozzatura. Sul fronte dei mercati, l'IEA stima per il 2026 un calo della domanda globale di petrolio di 2,6 mb/g e una riduzione dell'offerta di circa 5,8 mb/g, a fronte di una produzione statunitense salita al record di quasi 14 mb/g a inizio ottobre.
In allegato il rapporto completo.