«Si deve fare la riperimetrazione del Sin Valle del Sacco. In tempi rapidi. Alla luce dei risultati emersi dallo studio dell'Arpa. È ora di dare un segnale forte e chiaro al mondo delle imprese».
Non ha dubbi Corrado Savoriti, presidente di Unindustria Frosinone. Spiega, nell'intervista su Ciociaria Oggi a cura di Corrado Trento, che la questione «è una priorità».
Scusi Savoriti, per quale motivo Unindustria ritiene prioritaria la riperimetrazione del Sin? Parliamo di un'operazione complessa e non semplicissima, in ogni caso.
«Guardi, il punto di partenza è rappresentato dallo studio Arpa Lazio - Servizio suolo e bonifiche, realizzato in collaborazione con la Regione Lazio. Il tema era la presenza di metalli e metalloidi nei suoli di aree esterne e interne al Sin "Bacino del Fiume Sacco". I risultati hanno evidenziato che in realtà tutto quello che sta dentro il perimetro del Sin, è stato trovato anche fuori. Vale a dire che l'attività antropica non è stata cosi incidente. Una posizione che Unindustria ha sempre sottolineato e ribadito con convinzione. La presenza dei metalli nei terreni del Sin è la stessa di quelli al di fuori della perimetrazione. La conclusione è incontrovertibile; si tratta di una presenza naturale. È ora di prenderne atto».
E adesso che succede?
«Succede che il Sin va riperimetrato. Mi rendo conto che non si tratta di un'operazione semplice, ma va fatta. Questa situazione negli anni ha bloccato investimenti, crescita e sviluppo. Ha bloccato le aziende. Le imprese presenti nel Sin bacino del fiume Sacco hanno diritto a risposte rapide e definitive. Per snellire la burocrazia e per avviare una fase di rilancio, non dobbiamo avere paura delle parole, ragione per la quale dico che in questi anni le aziende hanno dovuto sopportare dei problemi enormi per la perimetrazione che era stala fatta. Sicuramente oggi i risultati dello studio deli'Arpa rappresentano un monito "lasciato in eredità". Ma questo non basta, non può bastare. E necessario lavorare ad una riperimetrazione parametrata sui risultati dello studio dell'Arpa, è necessario dare alle aziende certezze e risposte, è necessario archiviare la stagione del "no" a tutto. Snellendo i tempi di ogni singolo iter amministrativo. Vero: è complicato. Ma va fatto».
Stazione Tav a Ferentino. Cosa è emerso di nuovo dalla presentazione del progetto al Ministero?
«E' partito ufficialmente l'iter per la realizzazione della stazione Tav che verrà realizzata tra Ferentino-Supino e si chiamerà 'Frosinone Alta velocità-Medio Latium". Un progetto strategico del valore di circa 125 milioni di euro. L'opera mira a collegare il Basso Lazio a Roma Tìburtina in soli 28 minuti. Anche qui, Unindustria ha sempre detto che la Stazione Tav andava pensata come un'opera di bacino, con un compasso di almeno 60 chilometri. Punto di riferimento non soltanto dell'area nord della provincia, ma anche per il cassinate, la Valle del Liri, la provincia di Latina. Si tratta di un fattore fondamentale».
Se ne parla da anni, ma a dama ancora non si è arrivati. Perché stavolta dovrebbe essere diverso? E nel frattempo (cioè fino a quando l'opera non sarà realizzata) che si fa?
«È diverso perché il progetto è stato presentato e illustrato. Rfi ha detto chiaramente che l'opera verrà realizzata in quattro anni. Nel frattempo bisogna accelerare sul versante dei collegamenti infrastrutturali. Penso alla Frosinone-Latina, penso al collegamento con l'Abruzzo. Come territorio dobbiamo farci trovare pronti. Alla domanda "perché stavolta dovrebbe essere diverso?", rispondo cosi. Perché il territorio è compatto: tutti d'accordo sul fatto che la Stazione Tav dovrà essere realizzata tra Ferentino e Supino. In passato c'erano pure altre opzioni. Sul potenziale bacino di utenza non soltanto sono state date delle rassicurazioni, ma c'è stata la citazione precisa di realtà come Afragola e Mediopadana. C'è l'ok allo studio di fattibilità. C'è una volontà politica forte e diffusa; la Stazione Tav è una priorità della Regione Lazio, dei sindaci, delle associazioni. E il Ministero dei Trasporti è in campo. Insomma, un'attenzione cosi alta non c'era mai stata prima»..
Cosa ne pensa della proposta di riforma del Consorzio industriale? C'è il rischio che i territori provinciali possano diventare marginali in un contesto dove ci sarà il peso di Roma?
«Unindustria si è battuta (riuscendoci) affinché i territori contassero in sede di rappresentanza: dai cda a scendere. Detto questo, mi consenta una considerazione: deve contare di più anche il mondo industriale. Insomma, parliamo del Consorzio industriale. Non sfugge a nessuno l'importanza e il peso della produzione e della manifattura presente a livelli di eccellenza nel Basso Lazio. Sono d'accordo con l'analisi effettuata dal commissario straordinario Raffaele Trequattrini, il quale ha detto che è importante non soltanto erogare i servizi ma anche avere una visione del futuro. Ha ragione. Le grandi aziende devono restare nei territori, investendo ed essendo funzionali. Allo stesso tempo siamo tutti consapevoli che la partita da vincere oggi (ma pure domani) è quella dell'energia. Motivo per il quale saranno fondamentali i Distretti energetici. Tornando alla domanda: per Unindustria i territori devono avere sia la rappresentanza che la visione. E tra Roma e le altre province occorre una sinergia virtuosa».
Come valutalo stato di salute del tessuto industriale frusinate?
«Molto buono. Si parla sempre di eccellenze, specialmente nel settore chimico-farmaceutico. Oggi intendo fare un passo avanti e fare alcuni esempi concreti: Itelyum. Il Ministero ha autorizzato a Ceccano il primo impianto industriale europeo per il recupero di terre rare dai rifiuti elettronici. Si tratta di un progetto della nostra azienda associata Itelyum che mette la nostra provincia al centro della sfida europea con la Cina, che come ben sappiamo controlla quasi tutti i giacimenti di terre rare del pianeta. Froneri: l'azienda di Ferentino che produce gelati ha compiuto 10 anni ed in occasione di questo compleanno ha annunciato di voler fare un consistente investimento sullo stabilimento. Una notizia che ci rende ancora una volta orgogliosi,soprattutto se a questa viene affiancato il nuovo stabilimento di New cold che completa la filiera del freddo a Ferentino. ABB è oggi uno dei leader mondiali nelle tecnologie che consentono di rendere più efficienti, sicuri e sostenibili gli impianti industriali e le elettriche, con una forte presenza sia nel settore manifatturiero sia nelle reti energetiche. Poi vorrei citare il patto firmato dalla Banca Popolare del Cassinate (che ha compiuto 70 anni) con l'Università di Cassino per la nascita di un hub dell'innovazione, un incubatore di imprese per giovani talenti. Veniamo a SKF: l'azienda di Cassino ha festeggiato 70 anni di presenza sul territorio. Questi sono soltanto alcuni esempidi eccellenze sul territorio, citate perché le loro performance hanno fatto notizia in questi giorni. Ma ci sono tantissime altre aziende di prestigio in provincia di Frosinone che al momento è impossibile elencare tutte. Poi, come già detto, abbiamo le eccellenze del polo farmaceutico, che rappresenta un traino fondamentale per l'economia delle province di Frosinone e Latina.Teniamo sempre presenti le prospettive della logistica (con i nuovi poli inaugurati in questi giorni). Infine, le prospettive del 66° Stormo dell'Aeronautica Militare, nuovo polo formativo interforze nel settore degli aeromobili a pilotaggio remoto. Parliamo dei droni. Un'occasione importante sui terreni dell'innovazione e della digitalizzazione. Ma pure sul versante delle connessioni con l'industria del settore. Insomma, grandi prospettive".
Quali benefici concreti gli industriali si aspettano dalla Zona Logistica Semplificata?
«La Zona Logìstica Semplificata e le Zone franche doganali hanno come obiettivo quello di dimezzare la burocrazia. Poi è evidente che con 100 milioni di euro di credito d'imposta tra il 25% e il 35% sugli investimenti 2026, i vantaggi ci sono. Quindi la semplificazione: una riduzione fino al 50% dei tempi autorizzativi. Si tratta di un passaggio che punta a ridurre drasticamente i ritardi che spesso bloccano investimenti e cantieri, con effetti diretti sulla capacità delle imprese di programmare e realizzare investimenti produttivi. Detto questo, relativamente alla ZIs, parliamo di 5.700 ettari e 64 Comuni. Tante aree restano escluse. Questo è un punto che determina rammarico, sul quale bisogna lavorare nella previsione di altri strumenti. In ogni caso la stella polare è chiara: attrarre e favorire investimenti in zone complicate. La sfida da vincere è questa».
A cura di Corrado Trento per Ciociaria Oggi.