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Articolo - 09/05/2022

Lazio, aiuti di Stato in cinque nuove aree: da Civitavecchia a Latina. Prestiti a fondo perduto anche nelle aree di Pomezia, Tiburtina, Fondi-Gaeta

Da "La Repubblica": approvata la proposta di nuova definizione delle "zone non predefinite" presentata da Unindustria. Camilli: "Molto orgogliosi del risultato"


9 maggio 2022

Da "La Repubblica"

 

L'Unione europea ha detto si e ampliato la platea delle imprese laziali che possono accedere ai finanziamenti a fondo perduto. Alle cinque zone già riconosciute se ne sono aggiunte in questi giorni altre cinque: Civitavecchia, Tiburtina, Pomezia, Latina, Fondi/Gaeta. Un territorio considerevole che raccoglie oltre 320mila abitanti, molti di questi lavoratori di grandi, medie, piccole aziende. Il sistema è semplice: in alcuni territori individuati all'interno delle regioni, l'Unione europea permette agli Stati membri di concedere aiuti di Stato alle imprese per I prestiti a fondo perduto ammessi anche nelle aree di Pomezia, Tiburtina, Fondi-Gaeta sostenere gli investimenti in nuovi impianti di produzione o per ampliare o ammodernare le strutture esistenti, una prassi che altrimenti sarebbe vietata da Bruxelles. Questo per sostenere lo sviluppo di aree che vivono particolari difficoltà economiche.

 

Nel Lazio da circa due anni è iniziato un lavoro sotterraneo condotto da Unindustria in collaborazione con la Regione Lazio con I’obiettivo di ampliare la superficie dei territori riconosciuti. E così il 12 novembre scorso la Giunta regionale ha approvato la proposta di nuova definizione delle cosiddette "zone non predefinite", accogliendo proprio le indicazioni presentale da Unindustria.

 

Una votazione che è stata ratificata dalla Commissione europea che il 18 marzo scorso ha approvato definitivamente la proposta. In sostanza, tutte le imprese del Lazio che ricadono dentro la nuova mappa possono accedere a misure di aiuto fino a ieri precluse, perché potranno usufruire delle deroghe concesse dall'Unione europea per migliorare la competitività dei territori, le prospettive di crescita e i tassi di occupazione. Nel dettaglio questo significa che le grandi imprese che vincono bandi come il contratto di sviluppo sulle filiere industriali lanciato dal Ministero dello Sviluppo potranno ottenere un extra finanziamento pari al 15% del totale a fondo perduto, che diventa del 25% per le medie imprese e del 35% per le piccole. Non solo: per le imprese che si trovano a Cassino, quindi al confine con la Campania (un'area considerata più arretrata e quindi con finanziamenti più alti) l'extra a fondo perduto diventa del 25% per le grandi, del 35% per le medie e del 45% per le piccole.

 

«L'approvazione della Carta europea degli Aiuti di Stato a finalità regionale - commenta il Presidente di UnindustriaAngelo Camilli apre nuove opportunità di sostegno agli investimenti in molte zone produttive strategiche della nostra regione, anche per le grandi imprese. Come Unindustria siamo molto orgogliosi del risultato, perché frutto anche del nostro lavoro di analisi e proposta per la definizione dei perimetri. Siamo di fronte, infatti, ad un altro tassello fondamentale per la crescita e lo sviluppo della nostra regione».

 

E infatti le nuove aree, chiamate anche "bolle", si aggiungono a quelle già riconosciute da Bruxelles, ovvero Viterbo, Rieti, Frosinone, Ponza/Ventotene e appunto Cassino. In totale, oggi, le aree della regione interessate dal programma hanno una popolazione complessiva di 877mila abitanti, che sicuramente beneficeranno di una rinata vitalità industriale. Un processo destinato a innescarsi nel breve periodo anche perché le nuove "bolle" ricadono sia all'interno della provincia di Roma che in zone a particolare vocazione industriale. Al contrario di quanto previsto dalla vecchia programmazione europea, rientrano nella Carta anche diverse zone produttive decisive per il Pil regionale, come la Tiburtina Valley o il polo industriale di Pomezia, in cui risiedono molte aziende attive in settori strategici come l'Ict, la farmaceutica, l'aero spazio.

 

«Questo provvedimento - prosegue Camilli - può essere estremamente significativo per aumentare il volume di investimenti industriali e lo sviluppo economico di questa fondamentale area produttiva della regione. Speriamo che le infrastrutture materiali ed immateriali siano all'altezza di questa grande occasione di sviluppo».

 

La speranza, adesso, è che nel quinquennio 2022-2027 (quello previsto dalla nuova programmazione europea) imprese di grandi, medie e piccole dimensioni tornino a investire nel Lazio, accedendo ai bandi pubblici. Una speranza che molti cullano proprio alla luce del fenomeno, ormai diffuso, che vede grandi aziende con sedi straniere riportare i loro stabilimenti e quartieri generali in Italia.

 

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