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Interviste ed Editoriali - 23/04/2026

Lazio, le imprese resistono nonostante la guerra: Pil regionale sopra la media italiana. Ragni: “Bene turismo e grandi opere, settori cardine per lo sviluppo”

Su Il Messaggero il delegato al Centro studi di Unindustria commenta le previsioni di Svimez che vedono il Pil della Regione Lazio leggermente migliore di quello nazionale


Guerra in Medio Oriente ed effetti sulle imprese: su il Messaggero di oggi focus di Unindustria con l'intervista al delegato al Centro studi, Luciano Ragni, nello speciale a cura di Stefania Piras.

 

L'economia del Lazio sta cercando di adattarsi al meglio a uno scenario di grande incertezza: c’è una prospettiva di crescita piccola ma testarda - riporta Il Messaggero - ed è questa: nell’ipotesi di risoluzione del conflitto in tre mesi, la crescita italiana nelle previsioni Svimez perderebbe tre decimi di punto assestandosi al +0,3%, mentre quella della regione Lazio ne perderebbe solo due, passando dal +0,8% al +0,6%. Questo minore impatto sarebbe sostanzialmente legato al peso importante del composito mondo dei servizi che contraddistingue l’economia regionale. Una specie di cuscinetto che aiuta il mondo delle imprese ad aggiustare budget e a limare piani concepiti quando dallo stretto di Hormuz passava ancora il 20% mondiale di petrolio e gas naturale.

Export
Anche le industrie del Lazio stanno subendo questo choc e mentre attendono con impazienza che si superi la crisi, turismo e terziario leniscono le ferite inferte alle filiere produttive. Il settore farmaceutico, eccellenza assoluta della nostra Regione che vale il 25% delle esportazioni nazionali, è una delle filiere più in difficoltà, poiché dipende strettamente da principi attivi prodotti in Asia (Cina e India), ora soggetti a rincari e rallentamenti logistici. Ma, in generale, tutte le industrie più energivore sono in affanno. Ceramica, chimica, carta e vetro subiscono un rallentamento dei margini a causa dei rincari in bolletta. Uno zoom a parte lo merita il mondo dell’elettronica. È un esempio perfetto per capire come l’economia e il lavoro della nostra Regione sia esposto a rischi sistemici. Prendete i semiconduttori, cioè delle sostanze che possono fungere da conduttori o isolanti di elettricità. Sono elementi essenziali di computer, dispositivi elettronici, circuiti integrati e altre moderne tecnologie digitali. È, come è facile immaginare, un settore che sta letteralmente esplodendo perché trainato dal boom dell’intelligenza artificiale. Questa specifica filiera elettronica soffre la scarsità di elio, la cui produzione è legata al gas naturale del Golfo Persico.

Ipotesi
C’è una certezza che compensa queste difficoltà: è il turismo, ormai un pilastro fondamentale per la Capitale e la Regione. Una contrazione dei flussi turistici colpirebbe non solo gli alberghi, ma l'intero indotto della ristorazione, del commercio e dei servizi collegati. Ipotesi non proprio remota perché se il petrolio dovesse restare stabilmente su livelli molto elevati e il jet fuel diventasse più scarso, anche una destinazione forte e attrattiva come Roma rischierebbe di subire una progressiva erosione della domanda, con effetti su alberghi, ristorazione, commercio e servizi collegati. Ipotesi che, a oggi, visti i flussi turistici positivi non è all’orizzonte. E i servizi sono un altro salvagente in questa fase di grafici che disegnano montagne russe.

«Siamo in una fase in cui il tempo che separa una previsione dalla sua smentita si è ridotto drasticamente», evidenziano dal Centro studi Unindustria abituati a studiare le congiunture temporali in modo assai diverso. Gli indicatori segnano un rischio percepito simile a quello della pandemia Covid, per cui all’inizio era impossibile anche solo scorgere la fine. Vuol dire una logistica più lenta, costosa (anche per le spese assicurative) e instabile. Se la guerra finisce tra tre mesi Svimez prevede comunque un affanno per l’economia italiana (-0,3%). Ecco perché, allora, nel Lazio quello 0,6% di crescita per il 2026 e il 2027, invece che uno 0,8%, rappresenta un segnale di resilienza e di moderato ottimismo per l’industria di questo territorio.

 

Sulle pagine de Il Messaggero, il commento alle previsioni di Svimez che vedono il Pil della Regione Lazio leggermente migliore di quello nazionale è affidato al delegato al Centro studi di Unindustria, Luciano Ragni.
 

«In questo momento storico così complesso c’è un’incertezza che mette a dura prova le imprese e gli imprenditori, e il fatto che i servizi abbiano un peso notevole nel Pil regionale sta compensando le difficoltà di alcuni settori manufatturieri. La nostra economia sta reggendo, ma seguiamo gli sviluppi geopolitici rimanendo con i piedi per terra». «All'indomani della presentazione del Dfp mi sembra che si veda una capacità di resilienza maggiore. È un risultato lievemente migliore di quello nazionale che ci conforta. Anche i dati di ieri di Movimprese che ci confermano prima regione italiana per saldo imprenditoriale sono una notizia positiva di vitalità».

 

Quanto sta pesando la crisi dello stretto di Hormuz?
«Ci sono effetti diretti per il rincaro dei prodotti energetici per le filiere industriali più esposte. Ma è complicato anche ricevere a singhiozzo materie prime da uno degli snodi più importanti del mondo».


Questo in cosa si traduce?
«Il Centro Studi Confindustria stima che quest’anno, nell’ipotesi che la guerra in Iran finisca a giugno, le imprese manifatturiere italiane si ritroverebbero a pagare ulteriori 7 miliardi di euro l’anno in più in bolletta rispetto al 2025; 21 in più se la guerra dovesse proseguire per tutto il 2026».


Come viene vissuto questo grado elevato di incertezza?
«Abbiamo una diversificazione dell’economia che attenua gli effetti più critici del momento. Possiamo anche contare su un solido settore turistico: è un comparto che, soprattutto a Roma, sta reagendo molto bene con flussi costanti provenienti da Stati Uniti ed Europa. Oggi Roma ha una qualità ricettiva di grande rilevanza. E poi c’è un altro elemento che potrebbe dare ulteriore spinta».

Quale?
«Dopo le grandi trasformazioni urbane avviate con Giubileo e Pnrr, ora attendiamo fiduciosi l’accelerazione su altre due grandi opere: il termovalorizzatore e il nuovo stadio della Roma. Un ulteriore fattore di positività è la costruttiva e proficua collaborazione tra Comune e Regione, una premessa di sviluppo non scontata».

 

A cura di Stefania Piras per Il Messaggero

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