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Interviste ed Editoriali - 26/06/2026

"Infrastrutture, ricerca e investimenti. Ecco il piano per far crescere il Lazio"

Zona logistica speciale, corridoi per la mobilità, Rome Technopole i tasselli per lo sviluppo della regione. Il Presidente di Unindustria Giuseppe Biazzo intervistato da Il Tempo


Il Piano Industriale del Lazio procede a ritmo serrato. La spinta sulle infrastrutture c’è ed, esaurito il Pnrr, il Lazio e Roma si troveranno più forti e con le condizioni migliori per attrarre investimenti dall’estero. «La regione è stata sempre identificata con il turismo e la pubblica amministrazione. Ma in realtà le filiere industriali di eccellenza come il farmaceutico e l’aerospazio sono delle eccellenze riconosciute» spiega a Il Tempo il Presidente di Unindustria, Giuseppe Biazzo. «Qui un imprenditore può trovare costi ragionevoli, siti efficienti e una città internazionale raggiungibile in un'ora da tutte le province». L'intervista è a cura di Filippo Caleri.

 

Siamo al primo anno del vostro piano industriale. Avete già qualche evidenza?
«Stiamo preparando la relazione, arriverà a breve. Possiamo dire che è stato molto utile per fissare dei punti da realizzare. Uno è l’attivazione della Zls, la Zona logistica speciale, 5.700 ettari a disposizione di chi vuole investire. Ci sono ancora aggiustamenti da fare su alcune aree, ma può essere una tassello fondamentale per l’attrattività grazie alle semplificazioni oltre al credito di imposta dedicato».

 

Sono presenti in tutto il Lazio?
«In 64 comuni e molte coincidono con le aree del Consorzio Industriale, arrivato dalla fusione dei cinque provinciali. Ora, grazie alla nuova legge presentata pochi giorni fa che dovrebbe essere approvata prima dell’estate, si potrà entrare nella fase operativa».

 

Cosa cambia?
«Che la Regione Lazio è azionista al 51% e ha già annunciato un finanziamento di 3 milioni per il primo anno e poi 8 milioni per i due anni successivi».

 

Cosa rappresenta per il sistema industriale laziale?
«È un elemento di attrattività e competitività. La società potrà erogare servizi con rapidità manageriale, curare le infrastrutture e ha capacità espropriativa. Sarà una leva in più per le imprese presenti o per chi vuole venire a investire. Da ora in poi molte delle aree industriali presenti nel Lazio verranno gestite da un’unica entità. È importante che anche altre aree vengano incluse nel perimetro. Da poco il comune di Civita Castellana ha deliberato di entrare. Così come tutto il retroporto di Civitavecchia. Roma, che adesso è presente solo con Castel Romano, entrerà con tutta l’area della Tiburtina, uno dei poli industriali più importanti della regione, e quindi sarà veramente un acceleratore diffuso per la crescita».

 

La centralizzazione dei consorzi a che cosa porta?
«La maggiore scala consente di fornire a tutti servizi efficienti e meno costosi. Questo non sarebbe mai stato possibile se fossimo rimasti divisi. In questo modo si possono accompagnare gli investitori nazionali ed internazionali verso le aree più idonee a seconda dell’investimento».

 

Passiamo all’innovazione. Cosa fate?
«Abbiamo creato il Rome Technopole, una fondazione con dentro tutte le principali università del Lazio, quattro centri di ricerche, la Regione Lazio, Roma Capitale, le Camere di commercio e più di 30 aziende beneficiando di un bando Pnrr del Mur aggiudicandosi un finanziamento di 110 milioni per progetti di innovazione e alta formazione sulle transizioni digitale ed energetica e il bio-farmaceutico. Un partenariato ricco e inedito per il Lazio e per l’Italia e che ha già raggiunto importanti risultati tra cui anche la costruzione della sede a Pietralata che sarà ultimata entro l’anno».

 

Qual è la sua visione del Lazio?
«Una regione sempre più competitiva e internazionalmente riconosciuta come terra d’impresa, che valorizzi il suo contributo determinante alla crescita nazionale e l’asset fondamentale della Capitale».

 

Che significa?
«Un investitore qualsiasi che arriva può trovare costi ragionevoli, location efficienti ma anche una grande città internazionale raggiungibile in un’ora da tutte le province. Ci sono tutte le condizioni per capitalizzare al me
glio tanti investimenti: il migliore aeroporto d’Europa, porti in grande crescita, collegamenti autostradali in evoluzione e progetti importanti sulla logistica e sugli interporti per le merci».

 

Infrastrutture. Cosa serve?
«L’ampliamento dell’aeroporto di Fiumicino fondamentale perché è un’eccellenza che dobbiamo aiutare a crescere. Il target è il percorso che ha fatto Istanbul, il più grande competitor di Fiumicino. Si prevede una grande crescita dei traffici e sarebbe un peccato che perdessimo nei confronti di altri hub globali. Ci sono 9 miliardi di investimento privato. Il comune di Fiumicino ha dato l’ok. Ora tocca al governo».

 

Cosa altro manca?
«Vanno avviati i progetti della Roma Latina e siamo fiduciosi della partenza delle gare della Cisterna-Valmontone. Devono essere completati la Orte-Civitavecchia e il raddoppio della Salaria. Fondamentale anche il progetto dell’Alta velocità a Ferentino nel basso Lazio. Consente un collegamento veloce che servirebbe le aree industriali di Frosinone e Latina. In questo ambito vanno rinforzati i collegamenti stradali trasversali tra le province, come la pedemontana di Formia».

 

Aziende laziali molto piccole o molto grandi, come pensate di spingere la loro crescita?
«Il tema della crescita dimensionale delle aziende è al centro del piano industriale. Diverse sono le misure condivise con la Regione come i basket bond e gli strumenti sulla patrimonializzazione che dobbiamo sostenere con convinzione e risorse finanziarie stabili nel tempo. Così si cresce».

 

Lazio terra di imprese. Forse manca un po’ di narrazione.
«La nostra regione è sempre troppo identificata con turismo e la pubblica amministrazione senza raccontare invece le filiere industriali di eccellenza come il chimico-farmaceutico, l’aerospazio, il digitale, l’energia, le telecomunicazioni, l’audiovisivo, l’automotive, la ceramica sanitaria. Settori avanzati che fanno del Lazio la seconda regione per Pil e di Roma la quarta città industriale italiana».

 

Si ma il turismo è una leva importante.
«Infatti dobbiamo puntare sempre più a un turismo qualificato e sostenibile. Il rafforzamento del Convention Bureau è uno dei punti del nostro piano industriale. E le strutture ricettive sono in crescita. Ne sono state aperte 46 negli ultimi 4 anni e adesso ce ne sono altre 15 in arrivo. Sono tutte almeno 4 stelle con investimenti importanti di catene internazionali di grandissimo prestigio. Roma e il Lazio sono attrattivi e dobbiamo continuare a promuovere il territorio con una grande collaborazione tra privati e istituzioni nell’interesse comune dello sviluppo con scelte di visione e collaborazione concreta come è avvenuto per il Giubileo».

 

Un esempio?
«Il rinnovo della Camera di Commercio è stato un passo positivo per Roma. Abbiamo promosso un’intesa con le principali associazioni per dare stabilità e ancora più autorevolezza a uno degli attori principali della crescita della Capitale».

 

Riforma di Roma Capitale. Che ne pensa?
«Roma deve avere le capacità di incidere su turismo, trasporti, decoro e rigenerazione urbana come le altre principali capitali europee. Su alcuni temi strategici per lo sviluppo, come energia e infrastrutture ad esempio, la dimensione regionale rimane però fondamentale».

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Stefano Micalone




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