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Interviste ed Editoriali - 17/08/2026

Imprese, Biazzo: “Rafforzare gli hub di Fiumicino e Civitavecchia e abbattere i costi dell’energia”

Intervista al Presidente di Unindustria sul Corriere della Sera: “Servono operai specializzati”


«Se confermati, i dati dello Svimez sull’economia del Lazio dimostrerebbero che il grande lavoro fatto negli ultimi due anni sta producendo importanti risultati, ma su tutto incombe l’incertezza geopolitica internazionale e i dazi Usa che non aiutano».


Giuseppe Biazzo, 61 anni, Presidente di Unindustria, fa il punto sulla situazione delle imprese locali nell'intervista di oggi al Corriere della Sera. 

 

È preoccupato dal costo molto alto dell’energia per le aziende?
 

«Il costo dell’energia e l’evoluzione del quadro internazionale sono le variabili più consistenti per la competitività delle imprese. Le nostre imprese pagano bollette che sono molto più care rispetto ad altre nazioni, come la Francia e la Spagna».
 

Come sta andando l’economia del Lazio quest’anno?
 

«Noi abbiamo fatto un grande risultato sull’export lo scorso anno, nel 2025 abbiamo assorbito bene i dazi Usa, ma se arrivassero di nuovi, sarebbero guai. Comunque ogni previsione oggi è molto difficile e complessa».

 

L’economia cresce dove c’è innovazione: su questo settore come sta il Lazio?
 

«Deve migliorare, ma una risposta importante arriverà sul piano della formazione e dell’innovazione dal Rome Technopole: lo abbiamo voluto proprio per incidere e migliorare l’innovazione e la formazione di alto livello con il contributo di tutte le principali università del Lazio, oltre 30 aziende e i centri di ricerca più avanzati. Inoltre la Camera di Commercio di Roma ha destinato 50 milioni per creare un super computer (HPC) della rete Cineca al Technopolo Tiburtino che sarà usato per la trasformazione digitale delle aziende, soprattutto delle piccole e medie imprese».

 

Anche dal punto di vista infrastrutturale si può fare meglio.
 

«È vero, ma ci sono molti progetti in cantiere. Rieti, Viterbo, Frosinone, Latina, Cassino, Aprilia e Civitavecchia devono essere raggiungibili tra loro con infrastrutture moderne e sicure ed essere collegate in 60 minuti a Roma, la porta di accesso al mondo per tutto il Lazio».
 

Come si fa a fare crescere le imprese?
 

«Bisogna valorizzare i grandi hub come l’aeroporto di Fiumicino che ha toccato il tetto dei 50 milioni di arrivi e deve poter potenziare impianti e piste per rimanere una eccellenza. Stesso discorso per le piattaforme logistiche, un vero settore industriale e un fattore di competitività. Bisogna allo stesso modo insistere sugli investimenti nel porto di Civitavecchia per sviluppare la vocazione commerciale e il retroporto».
 

A Civitavecchia poi va costruito il futuro della centrale a carbone.
 

«L’eliminazione graduale della centrale può attirare importanti progetti industriali e per questo siamo fiduciosi che la nomina del Commissario nella persona della vicepresidente dela Regione, Roberta Angelilli, stia già imprimendo un’accelerazione importante per il futuro di quell’area».
 

Come vede la crisi dell’automotive a Cassino?
 

«La Regione sta premendo su Stellantis per riportare il polo alla piena produttività: entro settembre speriamo ci siano importanti novità».
 

Perché Unindustria punta molto sulla «Zona logistica semplificata» (Zls)?

 

«Perché la Zls, 5.500 ettari nel Lazio, consente di avere sgravi fiscali e benefici di semplificazione burocratica ed è possibile attrarre capitale umano e investimenti».
 

È vero che molte imprese faticano ancora a trovare manodopera specializzata?
 

«Sì: su 10 posti che le aziende cercano, nel Lazio 4 si faticano a trovare. Per questo bisogna puntare sulle accademie aziendali per fare crescere i giovani. L’Ai trasformerà molti mestieri, ma dobbiamo affrontare la crisi demografica, con un’attenzione importante ai flussi dall’estero che sono e saranno sempre più decisivi soprattutto nel brevemedio periodo. Noi abbiamo bisogno di incrementare il numero di immigrati regolari da impiegare e fare crescere nelle nostre aziende, perché i lavoratori italiani fanno altre scelte. Il decreto Cutro va proprio in questa direzione».

 

Intervista a cura di Francesco Di Frischia per Il Corriere della Sera: leggi anche l'approfondimento "Il Lazio cresce più delle altre regioni. Export e Turismo: boom da record"

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